(III-II secolo a. C.) TOMBE ELLENISTICHE. LA GROTTA DI PITAGORA

La Tanella di Pitagora È una costruzione a forma cilindrica del diametro di poco più di sette metri che ricorda in piccolo la costruzione della "Mole Adriana" in Roma. E' ambientata in una suggestiva cornice di cipressi. Conosciuta già nel cinquecento fu visitata dal Vasari che sembra la giudicasse la tomba di Archimede. Da allora i visitatori si sono sbizzarriti nel riconoscere nella costruzione chi la tomba di Ulisse, altri quella di Pitagora, richiamati in tali attribuzioni dallo stile greco-ellenistico della sua architettura. Il monumento subì progressivi deterioramenti dal cinquecento all'ottocento, quando truppe francesi di passaggio le arrecarono notevoli danni. La critica più recente colloca la sua datazione al II secolo a. C. Fu donata all'Accademia Etrusca nel 1929 dalla signora Maria Laparelli Pitti.

LA TANELLA ANGORI

Fu scoperta nel 1949 in seguito a lavori di scasso. Di architettura analoga alla Grotta di Pitagora era di dimensioni più grandi di quest'ultima con un diametro di circa 11 metri. Del monumento rimangono pochissimi resti. La datazione è la medesima della "Grotta di Pitagora"

Periodo Romano: (II secolo d. C.) IL SARCOFAGO DEL MUSEO DIOCESANO

Sarcofago Romano del Museo Diocesano Costituisce la testimonianza più significativa della Cortona romana in epoca imperiale. Secondo la tradizione fu rinvenuto intorno al 1247 in un campo sottostante l'antica Pieve di Santa Maria, oggi Concattedrale di Cortona. Finemente lavorato in marmo delle Apuane, raffigura una battaglia fra Dioniso e le Amazzoni davanti alle mura di Efeso, forse riferita alla spedizione in Tessaglia. L'episodio è incerto non conoscendosi, al momento, altri soggetti del genere. E' interessante notare la vivacità delle figure e la loro movimentazione accentuata dalla torsione dei corpi dei combattenti. Dioniso è raffigurato a sinistra con in testa una corona di pampini su una biga guidata da una donna alata e tirata da due centauri. All'estremità destra un uomo a cavallo in abiti orientali è disarcionato davanti al vano della porta di Efeso da un avversario a piedi che trattiene per il morso il cavallo. Al centro scene di battaglia. Sul fianco destro del sarcofago un satiro nudo in piedi trafigge con una lancia un avversario a terra che, ormai morente, tenta invano di difendersi. Sull'altro fianco scena di combattimento tra due avversari. Nel medaglione di centro forse è raffigurato il defunto. Come ci riferisce il Vasari, il sarcofago fu molto ammirato da Donatello che ne parlò a Firenze con il Brunelleschi. Quest'ultimo, pieno di entusiasmo, corse a piedi senza indugio a Cortona per rilevarne il disegno.

Periodo Paleocristiano: (secolo IV) LA TOMBA DI SAN VINCENZO

È storicamente provato che sulla tomba del vescovo martire Vincenzo, martirizzato sotto Diocleziano (303-305), fu eretta una memoria martiriale successivamente inglobata in una basilica paleocristiana (Duomo Vecchio). Della tomba di San Vincenzo e della basilica paleocristiana oggi nulla è rimasto perché demolita e distrutta nel XVIII secolo. Ci possiamo fare un'idea della basilica paleocristiana dal disegno lasciatoci nella sua pianta da Piero Berrettini, mentre per quanto riguardo la tomba del martire all'interno della basilica stessa ci resta l'arco del ciborio costruito nel IX secolo sopra la sua tomba. Quest'arco che si trova nel Museo dell'Accademia Etrusca, è finemente lavorato ed istoriato ed insieme ad altri resti conservati nello stesso museo, può dare un’idea di quale venerazione religiosa ed artistica fosse circondata in periodo paleocristiano ed in quello altomedioevale la tomba del vescovo Vincenzo. L'arco porta un’iscrizione nella quale è richiamato l'imperatore Carlo e probabilmente si riferisce a Carlo Magno.

Periodo Medioevale: (XIII secolo) LA TOMBA DEL BEATO GUIDO

Guido, insieme a Vito ed altri cortonesi, fra i quali secondo il Wadding c'era anche Elia, fu vestito dell'abito francescano dallo stesso Francesco al convento delle "Celle". Condusse una vita tutta improntata del carisma di San Francesco e quando morì (1247 secondo la tradizione cortonese, prima del 1239 secondo l'Affò) fu sepolto sotto l'altare maggiore della Pieve di Santa Maria, l'attuale Concattedrale, racchiuso nel sarcofago romano, che era stato poco prima ritrovato. Il sarcofago, rimasto sotto l'altare maggiore sino alla seconda metà del XVII secolo quando il medesimo altare venne completamente rinnovato dall'architetto cortonese Francesco Mazzuoli, fu incastonato con i resti del Beato Guido nella parete sinistra del transetto. Dal 1945 il sarcofago è stato sistemato nel Museo Diocesano e le ossa del Beato Guido in esso contenute sono state inumate in un’urna di pietra serena, posta sotto l'ultimo altare della parete sinistra della Concattedrale.

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