Dal libero comune alla signoria dei casali

Frate Elia in una stampa

Il Podestà ed il Capitano del Popolo ebbero i loro palazzi tutt'oggi esistenti nonostante le successive trasformazioni. La vita religiosa, incanalata in ricche e potenti Confraternite laicali, si svolgeva nelle chiese di San Vincenzo, costruita sopra la tomba del vescovo martire ed oggi demolita (via Duomo Vecchio n. 3), nella Pieve di Santa Maria, sulle cui rovine sorge oggi la concattedrale di S. Maria Assunta, e nella vecchia chiesa di San Marco, oggi anch'essa demolita (via S. Marco n. 39). Le tre chiese dividevano la città in tre Terzieri: quello di San Vincenzo, di Santa Maria e di San Marco, divisione che si protrarrà sino in epoca moderna, quando con la prima disputa della gara dell' "Archidado" vengono aggiunti ai tre Rioni storici due nuovi Rioni: quello di Sant'Andrea e quello di Porta Peccioverardi.

Agli inizi del secolo con la venuta di San Francesco nel 1211, la città è pervasa dal carisma francescano. Seguono il Santo, vestendo l'abito francescano nell'eremo delle Celle, nobili cittadini tra i quali si conoscono i nomi di Guido Vagnottelli, Vito dei Viti e, secondo quanto asserisce l'annalista francescano Luca Wadding (1588-1657), Frate Elia. Frate Elia sarà poi il successore di San Francesco come Ministro Generale dell'Ordine ed al termine del suo mandato (1239), quale amico di Federico Secondo, tenterà con iniziative del tutto personali di risolvere le diatribe tra il Papa e l'Imperatore, incorrendo nelle riprovazioni dei papi Gregorio IX e Innocenzo IV. Amareggiato si rifugia a Cortona dove su di un terreno, donatogli dal Comune, costruisce una chiesa ed un convento dedicati a San Francesco, come in precedenza aveva fatto ad Assisi. Nel 1240 anche l'imperatore Federico II si ferma a Cortona, dove nomina il Podestà. Il 22 aprile 1253 Frate Elia muore a Cortona santamente riconciliato con il Pontefice. I suoi confratelli lo seppelliscono sotto l'altare maggiore della chiesa da lui costruita, dove tutt'ora si trova in una sepoltura la cui posizione era analoga a quella che Elia aveva scelto ad Assisi per la sepoltura dei resti del Santo.

A contrasto con la predicazione della pace del carisma francescano, il secolo fu profondamente turbato dalle lotte interne tra partiti delle varie classi sociali e guerre con i vicini. Si ha notizia che scontri con Perugia durarono sino al 1198. Dopodiché ad una alleanza con Perugia si succedono scontri con Arezzo che, nel 1232 viene saccheggiata con l'aiuto dei fiorentini. Ma nella notte dall' 1 al 2 febbraio 1258 gli aretini con l'aiuto dei guelfi cortonesi occuparono e distrussero Cortona. Gli esuli chiesero asilo a Perugia e si stabilirono a Castiglione del Lago. Riorganizzati da Uguccio della nobile famiglia dei Casali, corsero in aiuto dei senesi alla battaglia di Monteaperti (4 settembre 1260) dove vennero sconfitti i guelfi fiorentini. In cambio ottennero aiuto per ritornare nella città distrutta dove rientrarono il 25 di aprile del 1262, festa di San Marco che elessero a loro patrono. Nello stemma del nuovamente libero Comune figurò il leone di San Marco in luogo della precedente effige dell'antico patrono San Michele.

Pietro Lorenzetti, illustrazione di S. Margherita

A seguito degli esuli entrò in Cortona anche una donna di venticinque anni, bellissima, Margherita nata a Laviano, in Umbria presso il lago di Montepulciano, reduce da una avventura terminata con l'uccisione del nobile e ricco uomo a cui si era unita. Margherita, affascinata adesso dal carisma francescano, si adoperò, unitamente al Casali alla restaurazione della città distrutta soccorrendo i più bisognosi all'interno di una Confraternita da lei fondata, quella di Santa Maria della Misericordia. Ma la restaurazione di Margherita fu, oltre che una restaurazione materiale, una restaurazione morale, religiosa e sociale plasmata dopo le lotte fratricide, dall'amore fraterno e per la pace diffuso dal carisma di Francesco. Non per nulla, quando morì (22 febbraio 1297) il popolo l'appellò subito santa. Intanto, con l'aiuto dei senesi, che lasceranno in questo, come nel secolo successivo l'impronta della loro arte, la città veniva ricostruita più bella e più ricca di prima.

L'11 novembre 1289, in una furiosa battaglia fra i guelfi fiorentini ed i ghibellini, muore a Campaldino il vescovo Guglielmino degli Ubertini che insieme ad altri comandava l'esercito ghibellino, che si opponeva all'espansione territoriale fiorentina. Guglielmino era stato rimproverato da Margherita per il troppo occuparsi delle questioni terrene, più che della cura spirituale delle anime a lui affidate. Egli era stato, se non l'artefice, uno degli istigatori del sacco di Cortona del 1228. Con la sconfitta di Campaldino comincia a venir meno l'autonomia politica del libero Comune di Arezzo che entra nell'orbita della Repubblica di Firenze, le mire della quale sono ora rivolte alla conquista del meridione dell'Etruria dove si trovano Cortona e Siena. Cortona le resisterà ancora più di cento anni dopo Campaldino, Siena più a lungo; verrà conquistata nel 1559 sotto Cosimo I che, divenuto padrone della Toscana, sarà poi Granduca. Alle tre chiese madri titolari dei Terzieri, si aggiungono in questo XIII secolo le due chiese monumentali di San Francesco, nella prima metà del secolo opera di Frate Elia, costruita su di un terreno dove esisteva un manufatto romano ed ad Elia donato dal Comune e la nuova San Basilio costruita sulla cima della collina, alla fine del secolo, subito dopo la morte di Margherita, opera di Giovanni Pisano, dove più tardi, nel 1330, sarà composto il corpo della Santa. Quest'ultima chiesa fu costruita accanto alla chiesetta dei Monaci Camaldolesi, che Margherita aveva restaurato.

La ricostruzione della città dette anche stabilità alle libere istituzioni che si confermarono sempre più partecipi all'idea imperiale sostenuta dalla parte ghibellina. Cortona, che aveva accolto infatti, nel 1240, prima del sacco aretino l'imperatore svevo Federico II, che vi istituì un giudice ordinario nella persona dello spoletino Filippo Iacobi, che compare nell'atto di donazione a Frate Elia, accoglie nel 1312, il lussemburghese Arrigo VII, giurando a lui fedeltà, riconoscendolo Signore diretto della città e del territorio e consegnandogli un tributo di mille fiorini. Il XIV secolo è caretterizzato da due fatti estremamente importanti per la vita della città. Il 19 giugno 1325 una Bolla da Avignone di papa Giovanni XXII restituisce o instaura la Diocesi a Cortona, nell'ambito dei confini del suo territorio comunale. La stessa Bolla nomina vescovo Ranieri Ubertini, fratello di Buoso, vescovo di Arezzo ed eleva, quasi a continuazione di una istituzione momentaneamente interrotta, quella della diocesi, al rango di cattedrale la chiesa costruita sopra la tomba del vescovo martire Vincenzo. Una riprova di quanto a quell'epoca fosse radicata nei cortonesi la venerazione di tale Santo. Nello stesso anno Ranieri Casali diventa Signore di Cortona. I suoi discendenti, Bartolomeo, Francesco Nicolò, Giovanni, Uguccio, Francesco Senese, Aloigi, saranno anch'essi Signori di Cortona sino al 1409. La Signoria dei Casali fu caratterizzata dalla abilità politica di questi Signori, specie di Ranieri (1325-1351) e Francesco Nicolò (1363-1375), abilità che permise di conservare per più di un secolo dalla sconfitta ghibellina di Campaldino l'indipendenza di Cortona con una accorta politica di equilibrio fra Firenze e Siena. I Casali costruirono il loro palazzo nel centro della città, là dove era il Foro della città romana all'incrocio tra il cardo ed il decumano, sulle rovine di vecchi edifici romani. Di esso restano oggi solo le poderose mura dopo la ristrutturazione seicentesca di Filippo Berrettini. Nel contado, lungo la strada per Perugia, consolidarono la poderosa Rocca di Pierle. La loro politica di amicizia con Siena portò a Cortona molti artisti senesi che contribuirono ad arricchire con le loro opere il patrimonio artistico cortonese ed a stimolare gli artisti locali. Le atroci lotte familiari, in particolare la ferocia dell'ultimo Casali, Aloigi (1384-1409) che uccise lo zio Francesco, saggio e benvoluto dal popolo, per impadronirsi della Signoria, determinarono nei cortonesi uno spirito di ribellione. L'occasione per sbarazzarsi dei Casali venne a determinarsi quando nel 1409 il Re di Napoli Ladislao della dinastia degli Angioini-Durazzo, nel corso dello scisma d'Occidente, per aiutare il pontefice legittimo Gregorio XII, mosse contro l'antipapa Giovanni XXIII, che viveva sotto la protezione della Repubblica di Firenze, conquistando parte della Toscana e, più che consenzienti i cortonesi, conquistò Cortona e pose fine alla Signoria dei Casali.