La compagnia laicale di San Niccolò

Cenni di storia

Alla fine di quest’ultimo secolo avvennero episodi di drammatico rilievo, nei quali può anche vedersi un sia pur limitato riflesso del grave terremoto socio-politico che stava per scatenarsi nel continente europeo. La positiva gestione della compagnia di San Niccolò coincideva con la cattiva amministrazione della consorella compagnia del Gesù; per cui dopo lunghe e complesse trattative, incontri e soprattutto scontri anche violenti, nei quali si scorgeva la volontà dei vari nobili che le componevano di sopraffarsi gli uni gli altri, il Vescovo sancì la soppressione di entrambe le Compagnie e la loro fusione nella nuova compagnia del SS. Sacramento; due anni dopo, nel 1784, i decreti granducali di soppressione degli Enti religiosi provocarono la fine del nuovo sodalizio, strangolato nella culla anche in conseguenza della reciproca rivalità e delle lotte intestine. Come si vede la storia, anche quella più grande, è formata da tanti piccoli episodi che in sé forse non hanno particolari significati, ma che ne assumono se correttamente iscritti nei contesti socio-politici generali. Era questa l’epoca in cui l’acquiescenza del vescovo Alessandri alle dottrine gianseniste accettate dalla politica religiosa granducale portò anche a Cortona una sostanziale ribellione contro la soppressione di antiche confraternite, la vendita o la distruzione di chiese e monasteri secolari; ma la ventilata separazione di una chiesa “toscana” dal corpo generale della chiesa universale, di cui si discusse in un’assemblea di vescovi toscani a Firenze non venne accolta dall’Alessandri, che in un profondo quanto tardivo ravvedimento prese importanti decisioni per la chiesa cortonese. In questo ambito va annoverata anche la riapertura della chiesa di San Niccolò, chiusa e in abbandono ormai da oltre dieci anni, che venne assegnata come sede di culto della Compagnia del SS. Salvatore, in via di ricostituzione dopo la soppressione granducale.

Le nuove regole, riconosciute dal vescovo Alessandri come statuto della rinnovata compagnia, oltre a prevedere il rifiuto verso fratelli che avessero prestato orecchie e seguitate le perniciose massime dei moderni novatori , sancirono un importante principio, di assumere cioè a diretto carico dei fratelli l’onere della manutenzione e della corretta conservazione della chiesa; da allora furono riprese gran parte delle attività tradizionalmente svolte dai confratelli, in particolare sotto l’aspetto delle forme di culto, come la processione della settimana santa, durante la quale le strade di Cortona erano percorse dal grande simulacro di Gesù al Calvario, di cui la prima notizia e la prima immagine risalgono al 1797, in forme non molto dissimili dalla statua attuale, che pure subì danni notevoli in un incendio nel 1824.

Da allora le notizie sono praticamente inesistenti, segno evidente che la compagnia gradualmente cessò la sua attività fino all’oblio; tale fu anche il destino della chiesa, trascurata e in abbandono forse per più di un secolo; solo nel 1930 infatti, su iniziativa di Raimondo Bistacci, infaticabile direttore, giornalista, tipografo di quel capolavoro di letteratura locale che è stato il periodico “L’Etruria”, oltre che innamorato della sua città, fu avviato il ripristino dell’edificio, con la ricostruzione del portichetto antistante la fabbrica; ma andò vano allora il tentativo di ricostituire la ormai dimenticata Compagnia, cosa che invece potè realizzarsi solo nel 1952, grazie all’opera dello stesso Bistacci, del Generale Nicola Bruni e di Celestino Bruschetti, e con un nuovo statuto, approvato dal Vescovo Giuseppe Franciolini. Il resto è storia corrente: le finalità, pure adeguate ai tempi, restano quelle di fondo: l’azione essenzialmente religiosa e destinata al bene comune, e a fianco di essa la cura della chiesa e delle opere d’arte possedute. Su questo la Compagnia ha sempre avuto un’attenzione speciale: e nonostante i tempi non siano più quelli in cui i fratelli o i priori provvedevano in solido alle necessità, tutti si sono in ogni momento dati da fare per raccogliere quanto era necessario per le varie opere.

Chi visita la Chiesa pensi che anche il suo contributo servirà a far sopravvivere la tradizione e la cultura e a rendere vitale la storia di Cortona.