MAEC: Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona

Seguendo lo scalone monumentale – sulla sinistra si possono notare le porte blindate pertinenti alle prigioni esistenti un tempo all’interno di Palazzo Casali – si arriva al Museo dell’Accademia Etrusca; tuttavia, per avere una visione più organica dell’insieme, si consiglia piuttosto di tornare alla biglietteria e da lì salire con l’ascensore al secondo piano.

Il Museo dell’Accademia Etrusca è collocato al piano nobile del Palazzo Casali ed ha un percorso espositivo che segue una logica del tutto diversa rispetto a quella dei piani inferiori, incentrata non più sulla scansione cronologica delle varie fasi urbane della città quanto piuttosto sulle diverse tipologie dei materiali conservati e sui vari nuclei delle collezioni donate dagli Accademici che costituiscono il corpus e l’anima del Museo stesso. Cuore delle collezioni museali dell’Accademia Etrusca sono ovviamente i materiali archeologici, che spaziano dall’epoca egizia a quella greca, etrusca e romana, e tra cui spicca per fama e rarità il notissimo lampadario bronzeo etrusco.

Ma importante è anche la pinacoteca dell’Accademia Etrusca, che comprende opere dal XIII al XVIII sec. (dove figurano i pregevoli nomi del Maestro della Pala di Avignone, Pinturicchio, Signorelli, Bartolomeo della Gatta, Niccolò di Pietro Gerini, Taddeo Gaddi, Spinello Aretino, Pietro Berrettini, Piazzetta, Baccio Ciarpi) oltre alla Sala Severini.

La Musa Polimnia Nelle sale AE 1 e 2 sono riuniti alcuni degli oggetti entrati per primi a far parte delle collezioni del museo: epigrafi, bronzetti, monete, ceramiche, urne cinerarie, statue (si ricordano i bronzetti di Tinia e della dea Aritimi, la splendida anfora in bucchero grigio donata all’Accademia Etrusca dal barone di Stosch e la celebre pittura ad encausto raffigurante la Musa Polimnia). Dal passaggio esterno sopra il cortile, dal quale si ammira una splendida vista sull’intera Valdichiana e sui tetti di Cortona, si accede alla sala AE 3, meglio nota col nome di Sala del Biscione.

La Sala del Biscione ospita oggi la quasi totalità della collezione etrusca e romana di proprietà dell’Accademia; qui sono materiali di metallurgia (bronzetti votivi, i famosi bronzetti di Culsans e Selvans, rinvenuti fuori dalla Porta Bifora di Cortona; oggetti di uso quotidiano e oggetti ecc.), ceramiche ed esempi di pregevole vasellame etrusco, greco e italico, significativo dei corredi funerari rinvenuti sul territorio etrusco; abbondanti esempi di bucchero e altri oggetti di uso quotidiano come unguentari e lucerne fittili.

Gino Severini, Maternità Per quanto riguarda le pitture conservate in questa sala, ricordiamo il tondo del Signorelli con la Vergine col Bambino e i Santi Michele Arcangelo, Vincenzo, Margherita e Marco, la pala del Berrettini con la Vergine e il Bambino e i Santi Francesco, Stefano papa, Giovanni Battista e Giacomo Maggiore, la Madonna col Bambino e S. Giovannino del Pinturicchio e il Miracolo del vino di Baccio Ciarpi.

Dal salone si accede alla sala medievale la quale presenta alcuni notevoli fondi oro ma soprattutto pregevoli testimonianze di Cortona nel Medioevo, in qualche modo concludendo il percorso cronologico ideale dei piani inferiori del museo; sono qui esposti l’arco di ciborio ed altri frammenti di elementi architettonici lapidei provenienti dalla distrutta cattedrale di S. Vincenzo; la Vergine orante, un mosaico di tipo bizantino della fine del XIII sec. proveniente dalla distrutta chiesa parrocchiale di S. Andrea e la moneta con l’immagine di S. Vincenzo recentemente attribuita con certezza ad una zecca cortonese di XIII sec.

Il celebre Lampadario Etrusco in bronzo Scendendo dalla scala laterale della sala medievale si arriva alla sala Severini dedicata al pittore cortonese. Risalendo la scala e tornando nella sala medievale, attraverso la porta accanto al mosaico si accede alla sala del lampadario etrusco, uno degli oggetti più famosi qui conservati e vera icona del MAEC, datato alla metà del V sec. a.C., e ad oggi unico nel suo genere, capolavoro in bronzo dalla ricca e complessa decorazione.

Dalla sala del lampadario, attraversando ancora parte della sala del Biscione e la Galleria dei busti romani, in cui sono esposti i due grandi globi terrestre e celeste del padre Moroncelli (1710), salendo per la scala sulla sinistra, si arriva al terzo piano in cui era originariamente la sede del Museo dell’Accademia Etrusca. Qui, oltre alla straordinaria Biblioteca Alta, viene presentata la collezione egizia dell’Accademia nelle sale Corbelli forte di circa mille oggetti che vanno dall’epoca di Naqada (4500-3000 ca. a.C.), all’Antico Regno (2660-2180 ca.) al Medio Regno, al Nuovo Regno e all’Epoca Tarda (notevoli la barca funeraria realizzata in legno, che costituisce un raro esempio dei modelli di corredi funerari del Medio Regno; due sarcofagi antropoidi e due mummie umane ben conservate, di epoca tarda). Scendendo di nuovo nella galleria, da qui si accede alla saletta dedicata alle opere del veneziano Giovan Battista Piazzetta e della sua bottega, una nicchia interessante di presenze dovuta al collezionismo cortonese; pregevole il bozzetto per la pala dell’Assunta tuttora conservata nella chiesa di S. Filippo Neri a Cortona.

Grazie alla donazione fatta dalla contessa Giulia Baldelli Tommasi nel 1933, il Museo possiede moltissimi oggetti d’arte provenienti da una delle case di residenza cittadina della famiglia Tommasi, una fra le più nobili ed antiche di Cortona (da qui il nome alle sale). Mobili, quadri, armi e soprammobili sono esposti in modo da immaginare di “entrare” in una casa nobile del Settecento ed osservarne la quotidianità: è così possibile vedere, tra l’altro, ventagli delle nobildonne di casa Tommasi, paraventi di case di bambole, una straordinaria scacchiera in avorio della manifattura di Canton in Cina, le livree dei maggiordomi di casa, le spade da parata e il grandioso forziere di manifattura toscana del XVIII sec.

Il Tempietto Ginori Dalla “casa” dei Tommasi si arriva nel salone mediceo, sala in cui si amministrava la giustizia da parte dei Commissari fiorentini ed oggi sede di conferenze e mostre temporanee, per passare poi alla sala del “tempietto Ginori”, una delle più prestigiose testimonianze della vita intellettuale e dell’importanza culturale dell’Accademia Etrusca nel corso dei suoi trecento anni di vita: qui sono infatti quadri, medaglie (tra cui pregevoli quelle del Pisanello), oreficerie e calchi di gemme antiche e moderne che i vari Lucumoni dell’Accademia hanno donato al museo dal 1727 ad oggi. Quello che balza subito agli occhi è il monumentale Tempietto Ginori, con la celebrazione delle Glorie dei Medici, un capolavoro in porcellana smaltata bianca e azzurra, puramente ornamentale, realizzato a Doccia (Firenze) tra il 1754 e il 1757 quale dono all’Accademia Etrusca da parte dell’allora lucumone, il Marchese Carlo Ginori.