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Storia della Città

Cortona a cura di Edoardo e Paolo Mori - edizioni CalosciIl testo di queste pagine è tratto da: "Cortona, guida storico-artistica" di Edoardo e Paolo Mori - Per gentile concessione delle Edizioni Calosci - www.calosci.com

"Sopra di un alto colle di Toscana, cinquanta miglia da Fiorenza lontana, fra Arezzo e Perugia, sorge altiera la non meno antica che nobile città di Cortona. Ha davanti una bella e spaziosa pianura, dall'uno e dall'altro lato vaghe colline e valli, e per di dietro alti si ma fruttiferi monti. La sua figura ha del quadro, è più lunga assai che larga, volta verso il mezzogiorno. Il suo distretto è fertile e molto abunda di tutto quello che al vitto umano è necessario. È Cortona sottoposta al segno Meridionale-Astrale-Antartico, femminino, mobile, acre, terreo, frigido e secco ed è signoreggiata da...".

Così descrive Cortona una delle prime guide che si conoscano, quella composta da Giacomo Lauro e stampata a Roma nel 1639. La guida, per facilitare il turista di allora, è arricchita da una pianta della città vista a volo d'uccello delineata, come scritto in calce, da Piero Berrettini cortonese, il famoso Pietro da Cortona, ed anche per questo la guida si presenta prestigiosa. Dopo quasi quattro secoli, quella descrizione è ancora valida, Cortona, poco mutata nel suo tessuto urbano, è sempre lì, in quel quadro figurativo all'interno di un triangolo che ha per vertici tre tra le città dell'Italia centrale più ricche di storia ed opere d'arte, Arezzo, Siena e Perugia. Dista circa ottanta chilometri da Firenze, nell'orbita della quale ha gravitato per quasi cinque secoli dal 1411, dopo la perdita della sua indipendenza di libero Comune, al 1860.

Prima di accingersi a visitare la città (600 m l.m.), è opportuno che il turista conosca nelle sue linee essenziali la storia della medesima che ne caratterizza la sua cultura e l'arte di cui essa è ricca.

DALLE ORIGINI DELLA CITTÀ ALLA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO
La fondazione della città si perde nella nebbia di numerose leggende delle quali si ha traccia già nell'età classica. Tali leggende furono rimanipolate acquistando consistenza soprattutto nel tardo periodo rinascimentale sotto la dominazione di Cosimo Primo (1537-1574). Esse infatti miravano tutte al raggiungimento dei due seguenti scopi, sia pure contrapposti:
- per quanto riguarda la classe dirigente fiorentina: a valorizzare la vasta consistenza territoriale della Toscana, come antica Etruria, nonché l'antichità di tutte le sue più famose città sin dai primordi della civiltà subito dopo il Diluvio Universale, allo scopo di ottenere per quel territorio e per quelle città il riconoscimento di Granducato e del titolo di Granduca per Cosimo, cosa che fu concessa da Pio V nel 1570.
- per quanto riguarda la classe dirigente cortonese: a valorizzare l'antichità della città presentandola come la più nobile ed antica fra le città della Toscana, il cui ordinamento autonomo, risalente alla lucumonia etrusca, si era successivamente plasmato nel libero comune medioevale. Nel contesto di un confronto, in quel periodo assai aspro con i Signori di Firenze che avevano sottomessa Cortona, la rivalutazione dei miti leggendari e particolarmente di quello etrusco, permetteva alla classe dirigente cortonese di avere un alleato nelle rivendicazioni dell'autonomia cittadina.
La guida seicentesca di Giacomo Lauro, rifacendosi a scritti di Annio Viterbese (1432-1502), che attinge a molti scrittori dell'antichità, narra che centootto anni dopo il Diluvio Universale Noè, navigando dalla foce del Tevere, attraverso il Paglia entrò nella valle della Chiana e piacendogli questo luogo più di ogni altro d'Italia per essere molto fertile, vi si fermò ad abitare per trenta anni. La sua discendenza, fra cui un figlio di nome Crano giunto su di un colle e piacendogli assai l'altezza del luogo e l'amenità del paese e la tranquillità dell'aria l'anno duecentosettantatre dopo il "Diluvio Universale" vi edificò la città di Cortona la quale, come Stefano (prima metà del VI secolo d. C. 539-545) grandissimo historiografo greco afferma, fu la terza città d'Italia costruita dopo il diluvio, e metropoli degli antichissimi Turreni. Noè, visto che Crano aveva fatto bene lo nominò Corito, cioè Re e successore di Regno, infatti Curim da cui deriva Corito significa scettro che in lingua latina si dice Quirim, da cui l'appellativo Quirino dato a Romolo. Crano, una volta assunto il titolo di Re, sull'alto della collina si costruì una reggia a forma di torre i cui resti tutt'oggi permangono in località Torremozza. Il regno di Crano venne chiamato Turrenia perché le città che la discendenza di Noè costruì avevano alte torri. Questo fu il primo nome della Toscana e Turreni furono chiamati i suoi abitanti. Ma poiché discendevano da Noè che era stato salvato dalle acque "ab imbribus" alcuni furono chiamati anche Imbri e volgarmente Umbri.
Dalla discendenza di Crano nacque Dardano che, a seguito di discordie interne, fuggito in Samotracia, poi in Frigia infine in Lidia, fondò qui la città di Troia. Da Troia alcuni discendenti di Dardano, ormai greci, tornarono ad abitare la Turrenia, cioè la Toscana e furono gli Etruschi. Fra questi greci che vennero in Turrenia ed a Cortona, ci furono anche Ulisse e Pitagora. Infatti tradizioni antiche, riportate dagli scrittori greci Aristotele (IV sec. a. C.) e dal contemporaneo Teopompo, fanno emigrare Ulisse, dopo il suo ritorno ad Itaca e la strage dei Proci, in Italia e più precisamente in Etruria, nella città che Teopompo chiama in greco Curtonaia, localizzando quivi, proprio a Cortona o nei suoi dintorni la sua sepoltura. In Etruria Ulisse, dove fu molto stimato, fu detto Nanos che significherebbe errabondo e la sua sepoltura fu identificata nel"monte Perge" vicino alla odierna località di Pergo. Pitagora dopo un soggiorno a Cortona dove vi morì, fu sepolto in una tomba nominata oggi "Grotta di Pitagora". Secondo Virgilio (Eneide III e VII) Enea della discendenza di Dardano, fuggiasco da Troia distrutta, approdò nel Lazio dove la sua discendenza fondò Roma. Pertanto Cortona avrebbe dato origine prima a Troia e quindi a Roma.



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