Il “Poggio”

Qui c’è tutto: paesaggio, panorama, monumenti, storia, santità, poesia. È specialmente zona dei monasteri; la salita fisica aiuta a comprendere l’ascesa spirituale. Quassù si sale o si precipita.

(A. Tafi)

È uno dei quartieri più suggestivi della città di Cortona; come è possibile capire dal nome che tradizionalmente gli viene assegnato, si trova nella parte più alta della collina, subito sotto l’acropoli con la Fortezza e il santuario di Santa Margherita. Zona di monasteri, come diceva Angelo Tafi: ve ne sono di maestosi – si pensi all’imponente mole del Convento della SS.Trinità, che appare enorme anche vedendolo dalla campagna, o a quello delle Clarisse, da poco restituito all’originaria dignità -; ma vi sono altre strutture che hanno ormai perduto la loro iniziale funzione: il convento di Santa Maria Maddalena, detto delle Santucce, già sede di una casa di riposo forse non in linea con le normative e con la legge, ma certamente più aperta e spaziosa della triste struttura moderna sorta nel centro di Camucia; o il vetusto monastero di Santa Croce, i cui ruderi furono inglobati nel parco di una delle più belle ville della collina cortonese.

Ma zona di straordinari punti di vista: spaziose piazzette orlate di alberi secolari o arricchite da grandi opere utilitarie (si pensi al colossale pozzo Caviglia), o angusti vicoli, tortuosi e ancora privi di pavimentazione, ma non per questo meno suggestivi; chiese e campanili che escono all’improvviso in cima a ripide salite, come San Cristoforo; casette modeste (oggi gli urbanisti le chiamerebbero “a schiera”), sempre però ingentilite da orti e giardini; potenti architetture di difesa, come il poderoso tratto murario etrusco all’interno di porta Montanina, alla cui base scorrono i resti di un acquedotto romano, ridotto purtroppo in frammenti scomposti, o come il lungo tracciato delle mura medievali, imponente opera nella quale si respira ancora l’acre odore di battaglie e di morte, ma traccia orgogliosa di autonomia comunale; la storia di un passato mirabile si respira in ogni angolo; da qui sono passati condottieri e imperatori; qui vissero grandi uomini; Signorelli vi passò lunghi momenti, lasciando testimonianze della sua opera; Gino Severini fu confratello di San Niccolò e per la Compagnia dipinse un significativo acquerello; Rina Maria Pierazzi scrisse qui alcune delle sue pagine migliori; e poi le celebrità dei nostri giorni, sportivi, giornalisti, cantanti che hanno scelto le case del Poggio come loro residenza rinnovando una tradizione secolare.

San Niccolò, con il suo fascino e la suggestione di un ambiente straordinario, non poteva che essere qui…