Tombe etrusche

Se in Cortona i resti più cospicui della città etrusca e romana sono costi­tuiti essenzialmente dagli ampi ed im­po­nenti tratti della cinta muraria mentre però ben poco resta di altri tipi di strutture e costruzioni, ricche sono invece le informazioni forniteci dall’agro cortonese, montagna e pianura, che ha conservato testimonianze straordinarie dal Paleolitico all’età romana: dall’architettura funeraria subito fuori dalla città (Tanelle di Pitagora e Angori) e alle sue pendici, in località Camucia, Sodo e Mezzavia, ai santuari extraurbani etruschi, alla splendida villa romana ad Ossaia, alle strade e percorsi etrusco-romani su tutta la montagna cortonese. Tutti i siti archeologici sono visitabili, alcuni autonomamente, mentre per altri occorre prenotare la visita.

Scavi Sodo La Tanella di Pitagora, appena fuori le mura di Cortona, è una tomba ellenistica databile alla seconda metà del III-II secolo a.C. Al di sopra di un basamento circolare e circondata da un tamburo cilindrico di grossi blocchi di arenaria, è collocata una camera di forma rettangolare lungo le cui pareti si aprono i loculi che ospitavano le urne cinerarie, tre nella parete destra, uno solamente nella parete sinistra e due nella parete di fondo. Quello superiore, concavo, ospitava probabilmente l’urna con le ceneri del capostipite. Sono visibili resti della copertura a volta, fatta di grossi blocchi di pietra a forma di cuneo che, grazie alle limitate dimensioni della camera, potevano sostenere il peso loro e di tutta la struttura sovrastante; infatti, al di sopra dei blocchi stava il rivestimento in terra e piccoli cottoli che dava alla struttura la forma di una piccola collina. La Tanella si può visitare prendendo appuntamento presso il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

La Tanella Angori, vicina a quella di Pitagora ed inquadrabile anch’essa nel periodo ellenistico (II sec. a.C.), conserva soltanto la parte inferiore della crepidine (a tamburo cilindrico su base circolare) e qualche blocco della fascia di coronamento. Dell’interno, a croce greca, si conserva solo il piano lastricato della camera.

I tumuli - Il “Melone di Camucia” e gli altri due in località Sodo sono tre imponenti sepolture quasi allineate in linea d’aria, lungo l’attuale SS. 71. I proprietari e fondatori di queste tombe furono senz’altro ricche famiglie locali che, grazie alle enormi proprietà nel territorio circostante e al controllo delle vie di comuni­cazione, rivestivano un ruolo importante nella società del tempo. Queste famiglie accumulavano ed esibivano, sia in vita che nei monumenti funerari, numerosi oggetti preziosi: d’argento, d’oro, d’avorio, manufatti di produzione egizia e orientale, vasi dipinti importati dalla Grecia.

Il “Melone” di Camucia fu individuato nel 1840 da Alessandro François, noto archeologo che aveva operato anche in molti altri centri etruschi. Lo scavo che avvenne due anni più tardi portò alla luce una tomba a camera (tomba A), chiamata dal nome dello scopritore tomba François, mentre una seconda tomba (tomba B) è stata scoperta solo nel 1964. Le due tombe hanno restituito materiali ascrivibili ad un arco di tempo compreso tra la fine del VII e gli inizi del IV sec a.C.

I materiali scoperti all’interno sono conservati presso il MAEC di Cortona. Questo tumulo è visitabile su richiesta chiamando la Soprintendenza Archeologica (0575 612565).

Scavi Sodo Il Melone I del Sodo, l’unica delle tre rimaste che si può visitare all’interno, fu scoperto nel 1909 e in esso fu rinvenuta una sola tomba costituita da un corridoio d’accesso, un vestibolo e due ambienti centrali su cui si affacciano le quattro celle laterali (due per lato e tra loro comunicanti) e la cella di fondo, più grande delle altre. Nell’architrave della porta di comunicazione tra le due camere di sinistra è presente un’iscrizione dove è menzionato il proprietario ARNT MEFANATES che verso il IV secolo a.C. riutilizzò la tomba per sé e per la moglie VELIA HAPISNEI. Nella costruzione di questa tomba furono utilizzati vari tipi di materiali: il pavimento è in arenaria grigia della zona, mentre le strutture murarie che su di esso si appoggiano sono in arenaria gial­lo­gnola forse pro­veniente da cave della Val di Chiana orientale. Con molta pro­babilità questo è il più recente dei tre meloni in quanto la coper­tura a pseudo-volta aggettante, presente anche negli altri due tumuli, rivela in questo caso un elemento indice di maggiore recenziorità. Infatti gli spigoli formati dai blocchi aggettanti sono stati tagliati, ottenendo così una copertura liscia, quasi a spiovente. Il Melone I è visitabile stagionalmente; informazioni presso il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

Scavi Sodo Dall’altra parte, sulla sponda destra del Rio Loreto è situato lo straordinario Tumulo (o Melone) II del Sodo, la cui struttura ed una tomba (la tomba 1) erano già note fin dal 1929. La tomba 1 è caratterizzata da un lungo corridoio d’accesso che conduceva a due vestiboli consecutivi rettangolari, tramite i quali si aveva accesso a sei camere laterali (tre per lato) e alla camera principale di fondo. Ma solo recenti scavi, eseguiti a partire dal 1990, hanno portato alla luce un grande avancorpo monumentale interpretabile come una piattaforma - altare funzionale a cerimonie religiose e pratiche cultuali. La struttura è costituita da una scalinata di dieci gradini ornata da una balaustra laterale scolpita e da una piattaforma soprastante, forse sede dell’altare. La balaustra presenta una ricca e raffinata decorazione lapidea. Nel 1992 è stata individuata ed esplorata inoltre una seconda tomba (tomba 2) costituita da due camere consecutive in cui sono stati rinvenuti sarcofagi in pietra fetida e urnette cinerarie oltre a un centinaio di pezzi di oreficeria di straordinaria qualità: vaghi di collane di vario genere, pendagli, orecchini e anelli. Tutti i materiali archeologici provenienti dal tumulo sono conservati al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

La necropoli del Sodo - Nel 2005, in maniera del tutto inaspettata dopo varie quanto vane ricerche, sul lato destro del Tumulo II del Sodo è venuta alla luce parte di una vasta necropoli orientalizzante. Durante gli scavi per lo spostamento dell’alveo del Rio di Loreto, infatti – finalizzati a risolvere i problemi idrici del Tumulo II e a favorire una più agevole fruizione del parco archeologico del Sodo – sono emersi due circoli tombali, con sepolture a incinerazione inserite in un più vasto contesto archeologico, e le fondamenta di un vasto edificio, a circa 200 m. più a ovest. Le tombe, in prevalenza del tipo “a cassetta”, erano per lo più intatte e conservavano ancora in situ i corredi funerari. I due gruppi tombali risultano perimetrati da circoli di lastre in arenaria su una fondazione di lastre poste di taglio e rincalzate da ciottoli fluviali. Il sito è visibile dall’esterno ma non visitabile.

Lungo la statale 71, in direzione di Arezzo, all’altezza della frazione di S. Pietro a Cegliolo è sulla destra l’indicazione per la Tomba di Mezzavia; questa tomba a camera è scavata nel tufo ed è stata scoperta in loc. Il Passaggio (Peciano) nel 1950. E’ formata da un’unica cella con quattro loculi sulle pareti laterali ed uno su quella di fondo su cui è inciso “tusti tui”. Anch’essa è riferibile, come le Tanelle di Pitagora e Angori, al periodo ellenistico (fine III-inizi II sec. a.C.). Visitabile su richiesta al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

In località Ossaia – La Tufa è stato messo in luce un esempio notevole di villa di età tardo repubblicana-imperiale per un’area complessiva di ca. 1000 mq distribuita in tre aree principali separate da un terrazzo intermedio.

Le strutture messe in luce dallo scavo sono sinora pertinenti a tre fasi abitative principali. La prima fase è datata fra il 50 a.C. e la metà circa del secolo successivo, la seconda fase fra 1’80-100 d.C. ed il III secolo d.C e la terza fase in età tetrarchica fino alla metà del V secolo d.C. tra i materiali mobili rinvenuti (e conservati al MAEC) spiccano splendidi mosaici geometrici in bianco e nero e policromi, marmi e di iscrizioni (funerarie) per la decorazione dell’area residenziale.