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Tradizioni
Studi
paleontologici ci hanno dimostrato che la pianta della vite
era già diffusa sul nostro pianeta prima della comparsa
dell’uomo. Sicuramente la vite costituì un incentivo
per far abbandonare all'uomo la vita nomade, inducendolo a
stabilirsi in luoghi collinari ameni per seguire il ciclo
che dura tutto l'anno prima che l'uva giunga a maturazione
e sia pronta ad essere trasformata prima in mosto e poi in
vino. L’Italia era in antichità chiamata “Enotria”,
cioè “terra del vino” , questo la dice
lunga sulla presenza della vite nella nostra nazione ed in
particolare in Toscana dove secondo l’insigne studioso
Giovanni Dal masso la vite esistesse da prima della comparsa
degli Etruschi, i quali trovandola colonizzarono l’entroterra
toscano.
Quindi,
non sarebbero stati i navigatori fenici a portare la pianta
in Toscana, dove esisteva già: lo proverebbero i reperti
di travertino affiorati nella zona di San Vivaldo, dove furono
ritrovate impronte fossili della "vitis vinifera",
l'antenata della vite nostra, che cresceva spontanea. Durante
il Medioevo, il vino era considerato sotto l'aspetto liturgico,
terapeutico e ludico, oltre a quello propriamente alimentare.E'
nota l' importanza del vino nel culto cristiano, dove assunse
quel carattere mistico?sacrale (il vino come "sangue
di Cristo"), che contribui a valorizzarlo socialmente
ed a favorire la coltivazione dell avite in zone clirnatiche
proibitive. L'invecchiamento del vino cominciò nel
settecento, quando l'invenzione del turacciolo di sughero,
accoppiato alla bottiglia di vetro,già in uso da qualche
secolo, permise di conservarlo. Fino ad allora, il vino veniva
protetto da un leggero strato d'olio e il collo del recipiente
era poi coperto con una pezzola o con della carta oleata;
accorgimenti che non bastavano a garantire la conservazione.
Curiosità
La
viticoltura tradizionale fu praticata fino alla seconda metà
del secolo scorso, quando comparvero nelle nostre terre i
primi parassiti. Gli studi per combattere tali malattie della
vite dettero ottimi risultati e portarono ad una rivoluzione
della tecnica vinicola, dimostrando che la viticultura non
poteva più basarsi sull'esperienza tramandata di padre
in figlio, ma doveva appoggiarsi al progresso scientifico.
L’uva di qualità speciale veniva ora colta a
parte. Alcuni grappoli venivano distesi sui canniccio o “impiccati”
al soffitto per ottenere l’uva “passa” destinata
a diventare ottimo vinsanto. Il nome "vinsanto"
sarebbe nato nel 1439, a Firenze, durante il Concilio per
la riunificazione della Chiesa d'oriente, allorchè
il famoso Giovanni Bessarione, bevendo di questo squisito
vino, ebbe ad esclamare: "E' vino Xantos" (alludendo
all'isola greca). I fiorentini presenti, ignari del greco,
capirono "santo" e il nome è arrivato fino
a noi.
Proverbi
Numerosi
sono i proverbi della tradizione chinina che aiutavano il
contadino nella vigna:
- "Luna o non luna pota de marzo, si tu vu' l'ua.
- San Bernaba' ce la cogglie o ce la da"
Il giorno di San Barnaba, l' 11 giugno, è determinante
per il raccolto dell'uva, perché, se c'è nebbia,
non può avvenire l'impollinazione, per la quale è
necessaria una certa ventilazione.
- "Si vu' aere'l mosto, zappa la vita d'agosto de set?
tembre,'uva mézza e il fico pende",
maturano cioè l'uva e il fico, che pende dal ramo con
la sua gocciolina dorata.
-"De novembre,l' mosto'n tino gorgogliando doventa vino"
- "A San Martino, ogni mosto è vino"
- "Per San Martino chjude la botte e asàggia'l
vino"
Infatti, anche se ancora bolle, comincia ad essere buono.
- "Sto' vin novo e bel che granito: se pu' bé."
- "Sto'vino è specchjèto."
- "Sto' vino ha la ràgia e ha preso la marcorella."

Un
proverbio classico è il seguente: "Fere chèso
a la luna"
Per i travasi del vino (tre o quattro) il contadino teneva
conto della luna, che doveva essere "dura", cioè
calante "pitosto che ténera". Alcuni guardavano
anche alle "giornate chiare", non nuvolose. Si attendeva
la luna calante anche per la semina degli ortaggi, per evitare
la precoce spigatura, per il taglio della legna, altrimenti
tarlava, per l'incubazione delle uova sotto la chioccia, altrimenti
nascevano con imperfezioni, per la potatura delle viti, e
addirittura, per il taglio dei capelli. La potatura delle
viti pare sia legata ad un caso o, come tante scoperte, ad
una coincidenza. Infatti, la leggenda racconta che un contadino
avesse lasciato libero il somaro, il quale si mise a mangiare
una vite, fino a consumarla tutta. Figurarsi la rabbia del
contadino che vedeva infranto il suo desiderio di avere del
vino, ma, soprattutto, la sua meraviglia nel vedere, dopo
alcuni mesi, una pianta più forte e carica di grappoli,
come prima non era stata mai.
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