La liberazione di Cortona nei ricordi di un soldato inglese
Il 3 luglio 1944 l’ingresso a Cortona delle truppe alleate poneva fine all’occupazione tedesca che perdurava in città da quasi dieci mesi.

3 luglio 1944 soldati e mezzi blindati del 56° Recce Corps in Cortona
Ripercorriamo brevemente le fasi che hanno portato alla liberazione della nostra città.
Il 30 giugno 1944 si era conclusa la “Battaglia del Trasimeno”, che aveva visto scontrarsi lungo la “Trasimene Line” la X Armata Tedesca e l’VIII Armata Inglese. La “Trasimene line”, o “Albert line” come la indicavano i tedeschi, era una linea difensiva realizzata dai tedeschi che partiva da Castiglion della Pescaia sul Tirreno per raggiungere l’Adriatico poco a sud di Ancona e, limitatamente alla nostra zona, si sviluppava tra Castiglione del Lago e Chiusi. I corsi e ricorsi storici fanno sì che nella medesima area circa 2000 anni prima, nel 217 a.c., si scontrassero gli eserciti di Annibale e di Flaminio.
La “Trasimene line”, così chiamata perché sfruttava l’ostacolo naturale dato dal Lago Trasimeno, faceva parte di una serie di linee difensive costruite dai tedeschi per rallentare l’avanzata degli alleati nella nostra penisola (Arno Line, Gothic Line, etc.).
La “Battaglia del Trasimeno” si svolse dal 21 giugno al 30 giugno con i tedeschi piazzati sui vari “poggi” posti ad ovest del Trasimeno dai quali con mitragliatrici, artiglieria e lanciarazzi cercavano di bloccare le truppe alleate. Vari paesi umbri e toscani (Castiglion del Lago, Chiusi, Petrignano, Ronzano, Capezzine, Ferretto, etc.) trovandosi lungo la linea di fuoco soffrirono da vicino lo svolgersi della battaglia. Cortona invece, collocata alcuni chilometri a nord di tale linea, non fu interessata da bombardamenti e cannoneggiamenti.
Il 30 giugno, con la conquista da parte alleata di Castiglion del Lago e Chiusi, gli scontri lungo la “Trasimene line” potevano dirsi conclusi e i tedeschi avevano iniziato a ritirarsi verso Arezzo dove avevano approntato un nuovo sbarramento difensivo (Arezzo line).
Il cammino delle truppe inglesi verso il capoluogo e la nostra città non risultò comunque una passeggiata, visto che i tedeschi avevano lasciato dietro di sé piccoli ma determinati nuclei di soldati e cecchini a difendere località poste in posizioni dominanti (Capezzine, Ronzano, etc.).
Alle 11.30 del 3 luglio 1944 i soldati inglesi erano finalmente riusciti a raggiungere Cortona dove furono accolti dalla popolazione in festa. In paese non si svolsero scontri fra britannici e tedeschi in quanto questi ultimi avevano abbandonato le mura cittadine in direzione di Arezzo.
In specifico entrò in città il 56° Corpo Esploratori Britannico (56° Recce Corps) appartenente alla 78° Divisione della VIII Armata Inglese.
Oggi Internet permette di reperire una gran quantità di informazioni di qualsiasi genere, così cercando notizie sulle “battaglie” svoltesi nel cortonese nel 1944 mi sono imbattuto nel sito web del 56° Recce Corps (www.britishsoldier.com), gestito da Mr. Ronald (Ron) Tee, il sergente inglese che il 3 luglio 1944 guidò il suo reparto in Cortona.
Ron, nato nel 1919 a Portsmouth in Inghilterra, ha combattuto prima in nord Africa, per poi partecipare alla campagna d’Italia; oggi vive con la famiglia in Canada.
Ron mi ha riferito come quel giorno fece ingresso in paese con alcuni mezzi blindati e semicingolati: l’accoglienza della popolazione cortonese deve essergli rimasta particolarmente impressa se, considerando i numerosi paesi italiani liberati, nel suo sito web riporta il racconto della liberazione proprio della nostra città, intitolato: “Party crashers” (www.britishsoldier.com/storiesi.htm#party).
Così Ron descrive il suo 3 luglio 1944:
“Lentamente avanzavamo lungo la costa orientale d’Italia [n.d.r. il 56° Recce Corp iniziò la risalita della penisola inizialmente lungo la costa adriatica], liberando una città dopo l’altra. In una di tali città [n.d.r. Cortona], che ci apprestavamo a raggiungere salendo sulla collina, alcuni italiani vennero verso di noi dicendoci che i tedeschi (termine con il quale gli italiani indicano i germanici) se ne erano appena andati, così proseguimmo piuttosto sicuri la nostra avanzata in paese.
Eravamo sicuri che gli abitanti ci stessero aspettando a centinaia. Crearono un bello spettacolo: ridevano rumorosamente, gridavano, facevano cenni, gettavano fiori, ed essendo gli italiani, com’è noto, facilmente eccitabili, saltavano sui nostri mezzi rischiando in effetti di mettersi in pericolo.
Non appena riuscivamo ad allontanarli un po’, ci si gettavano nuovamente addosso.
Il sindaco della città riuscì a saltare sul mio blindato. Cercai di farlo scendere, e lui mi disse: “Sono il Sindaco! Sono il Sindaco!”, così lo lasciai restare lì.
Alla fine raggiungemmo la piazza della città dove scendemmo dai blindati e ci buttammo nei festeggiamenti. Il vino scorreva a fiumi! Si avvicinarono tre o quattro dei cosiddetti “Combattenti per la Libertà Italiana”. Erano carichi di ogni tipo di armi e munizioni, e si buttarono pure loro nei festeggiamenti. Ad un certo punto qualcuno gridò: “Tedeschi!!Tedeschi!!”. Beh, posso dire di non aver mai visto un posto svuotarsi così velocemente in tutta la mia vita. Fwwp! Fwwwp! Fwwwp!! .... ed erano spariti tutti! … Inclusi i “Combattenti per la Libertà”.
Sbronzi per il vino bevuto, correvamo di qua e di là alla rinfusa, chiedendoci dove fossero i Tedeschi! Ad un tratto notammo una motocicletta tedesca (Jerry) con un sidecar che saliva verso il paese.
Prendemmo posizione, mentre loro continuavano ad avanzare lentamente, … guardandosi intorno circospetti, … e si fermarono sotto un arco all’entrata della città, stando fermi come papere.
Noi aprimmo il fuoco ma non colpimmo nessuno!!… Non so ancora come siamo riusciti a non colpirci tra di noi!
I tedeschi rigirarono e fuggirono giù per la collina.”
Con i soldati tedeschi scampati all’uccisione grazie al vino toscano si conclude il racconto di Ron e terminava anche il giogo tedesco sul suolo cortonese.
Ad accogliere i soldati britannici del 56° Corpo Esploratori quel lunedì in piazza, come ci viene descritto da Pancrazi e da Bistacci, c’erano il Vescovo Francolini, il Segretario Capo, il Pretore, numerosi partigiani e rappresentanti del Comitato di Liberazione (Nibbi, Pancrazi, Don Materazzi, L.Veltroni, E.Signorini).
Per quanto riguarda il riferimento di Ron al Sindaco, è possibile che con il termine “mayor”, che io ho tradotto come sindaco, l’autore indichi il Capo del Comitato di Liberazione, in quanto Nibbi fu nominato sindaco solo il 6 luglio. Dal racconto del sergente Tee emerge in modo chiaro la paura che dovevano aver provocato i soldati di Hitler nella popolazione cortonese durante il periodo dell’occupazione, visto che è bastata la sola parola “Tedeschi” per far temere che l’incubo non fosse ancora finito e per rovinare la festa appena iniziata.
Sull’episodio raccontato da Ron riguardo al ritorno in città dei tedeschi, vi è un accenno anche nel libro di Raimondo Bistacci “Cronistoria 1943-1945”, nel quale l’autore scrive: “3 luglio 1944: sparsasi la voce che i tedeschi sarebbero tornati, alle ore 12.30 la popolazione fugge dalle vie e piazze rifugiandosi a casa”.
È possibile che qualcuno attraverso le parole di Ron riviva quella giornata di liberazione, della quale tra l’altro si può vedere un breve filmato sul sito web della Provincia di Arezzo (www.memoria.provincia.arezzo.it/filmati/filmati.asp): sono pochi secondi, ma possono servire a far riassaporare quel momento di felicità a coloro che allora c’erano, e far comprendere a tutti gli altri fortunati come il sottoscritto che non hanno vissuto direttamente quei tragici momenti, il sentimento di gioia prodotto dalla Liberazione.
Se la guerra per Cortona era finita, per il sergente Tee e per gran parte dell’Europa doveva proseguire per altri 10 mesi, portando distruzione e morte in altri luoghi.
Concludo dicendo che credo sia estremamente importante ricordare gli avvenimenti del nostro passato recente che sono stati così determinanti per la storia democratica della nostra Repubblica. Ringrazio infine Ronald Tee per avermi permesso di pubblicare il suo brano e di farci così capire per la prima volta come i soldati dell’esercito liberatore vissero quella giornata.
Relativamente alla “Battaglia del Trasimeno” è di recente pubblicazione “La battaglia dimenticata” di J.Diethirc del quale consiglio la lettura per ulteriori approfondimenti.
Sarei interessato a mettermi in contatto con ex-soldati alleati o tedeschi che abbiano combattuto nel territorio cortonese.
Luca Rossato
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