Dopo la sala di ingresso,
monumentale ambiente cinquecentesco dominato da un grande
stemma mediceo e dagli stemmi dei vari commissari del Governo
fiorentino, si accede al grande salone denominato "del
Biscione", per la presenza, in origine, dell'emblema
di mons. Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano della prima
metà del XIV secolo. Nella sala non esistono divisioni
spaziali fra i vari generi di materiale esposto; accanto ai
reperti archeologici vi sono infatti oggetti d'arte e quadri:
tale caratteristica è solo apparentemente disorganica,
in quanto i vari pezzi sono collegati fra loro dallo spirito
stesso dell'Accademia, la cui azione intellettuale era direttamente
orientata verso tutti i campi della cultura artistica; infatti
gli oggetti esposti nella sala del Biscione sono quelli che
più di altri hanno un significato particolare nella
storia dell'istituzione cortonese.
L'itinerario archeologico inizia con uno dei pezzi più
interessanti delle collezioni accademiche, il lampadario etrusco
in bronzo (nella foto), rinvenuto nel 1840 nella campagna
cortonese; opera dell'artigianato artistico del V-IV sec.
a.C., presenta una complessa decorazione a fasce concentriche,
terminante nella raffigurazione del gorgoneion.
Accanto, di fronte alle grandi finestre,
è la Musa Polimnia (nella foto), un altro dei simboli
dell'Accademia, pittura ad encausto su lavagna, già
ritenuta opera greca, poi romana, ma ormai accettata come
prodotto rinascimentale (cerchia di Giulio Romano) o settecentesco
(Giuseppe Guerra), fatta ad imitazione della pittura antica.
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Musa
Polimnia
(pittura ad encausto di stile pompeiano) |
Il
Lampadario Etrusco in bronzo
(seconda metà del IV secolo a.C.) |
Al centro della sala, nelle vetrine,
vi sono alcuni pezzi strettamente legati alla vita accademica
del Settecento: un'anfora in bucchero donata dal barone di Stosch,
un'anfora attica di tipo tirrenico, appartenente al lascito
Tommasi, una statuetta di Ecate in marmo, donata dai fratelli
Venuti; è interessante la serie di bronzetti, di produzione
etrusca, italica e romana, in gran parte di provenienza locale:
fra i molti esemplari, sono degni di nota una statuetta di Zeus
con il fulmine, prodotto umbro settentrionale arcaico (VII-VI
sec. a.C.), e due bronzetti, raffiguranti Culsans e Selvans,
rinvenuti nei pressi delle mura di Cortona nel 1847, con la
dedica in caratteri etruschi dell'offerente, realizzati da un
artigiano locale fra il III e il II sec. a.C. Di notevole interesse
per Cortona è la serie di calchi in gesso di bronzi provenienti
dalla città e attualmente conservati nel Museo di Leida,
a cui furono venduti nell'Ottocento assieme alla collezione
privata di Galeotto Ridolfini Corazzi.
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MAEC:
Museo dell'Accademia Etrusca e della città di
Cortona
Cortona. Piazza Signorelli
Info +39 0575 637235 |