L'Abbazia di Farneta
La
Sagrestia, ove sono, in deposìto provvisorio, la grossa pietra ìn
arenaria iscritta dello scomparso campanile dei 1100 dell'Abate
Ado, reperti in cotto e paleontologíci ed altro .
Più oltre,continua Don Sante, nella artistica "Sala grande" della
canonica il mio "pensatoìo" studio bello e luminoso, sono disponibili
cartoline ricordo e, in particolare, i libri che ho pubblicato:
L'Abbazia di Farneta in Vai di Chiana, nella sesta edizione,
riveduta, assai ampliata, arricchita di un Indice Alfabetico delle
persone, dei luoghi e delle cose notevoli, e con 92 figure in bianco
e nero, e a colori; più il fascicolo Appendice: Aggiunte, precisazioni,
correzioni. Inoltre: Sapienza popolare in Vai di Chiana -
Parole e cose che scompaiono, un disco 33 giri di
Canti popolari; più il Vocabolario Cortonese,
chiave di lettura a prima parte, con oltre 14.000 voci, definito
dai glottologi dell'Accademia della Crusca di Firenze, "la più ricca
raccolta di voci e locuzioni in uso, sia pure con qualche variante,
nel settore sudorientale della Toscana": due volumi di complessive
1. 114 pagine: lavoro enorme di un singolo (senza sponsorizzazioni
di alcun genere), sia per la compilazione durata 20 anni con studi
e ricerche (quante notti insonni!), sia per la stampa, con interminabili
aggiunte... dura prova per la pazienza dei tipografo, il buon Santino
Marmorini di Arezzo, e, quindi, per le correzioni, giunte, per il
Vocabolario, fino alle seste bozze. Della prima parte ho fatto la
ristampa (Marzo 1996), con l'aggiunta di una Appendice (con i soliti
fogli aggiuntivi delle mie Appendici).
Fuori della Chiesa, si scorgono due stemmi olivetani,
che mi donò l'Abate Generale per il ritorno dei Titolo abbaziale
a Farneta, nel 1974: uno, in cotto, sovrasta il portale laterale,
e l'altro, su tavola, è fissato alla porta della canonica; e, sul
muro, a Sud, della Chiesa, una meridiana, che mi donò, l'8 Settembre
1990, l'esperto in gnomonica Roberto Cappelletti di Roma e Bientina
(Pisa): reca l'iscrizione "Horas non numero nisi serenas" cioè Non
segno le ore se non sono serene.
Le due colonne romane di granito cenerino orientale,
sulla facciata della Chiesa, sono le uniche superstiti dei chiostro
del 1091, dell'Abate Adoveenricus (forse lo stesso Ado dei campanile
suddetto dei 1100). I due capitelli sono copie degli originali conservati
a Firenze nel Museo dell'Opera dei Duomo quello iscritto, e ad Arezzo
nei Museo medievale, l'altro con le facce longobarde.
Dietro, si ammiri l'imponente massa delle absidi (lo scannafosso
- Viale delle absidi -fu costruito per favorire il deflusso delle
acque e per risanare la Cripta).
Vicino al vecchio pozzo-cisterna, collocai, nel 1982, un blocco
di parete di casa di terra battuta, recato dal Porto a Cesa; tali
case, abitate dai più poveri fino a una cinquantina di anni fa,
erano costruite con l'argilla e l'acqua, spesso anche con la paglia,
come nel Vicino Oriente tuttora esistenti, e venivano dette le Casine;
coesistevano con le belle e solide Case coloniche settecentesche
dalle svettantí piccionaie o colombaie e con l'ampia cucina, detta
casa per antonomasia perché, come la culina (cucina) degli antichi
Romani, era il centro della vita patriarcale delle famiglie, composte,
fin dopo la seconda guerra mondiale, di 20 30 persone ed oltre,
sotto la guida del "capoccia".
Li accanto, si ammiri la grossa pietra di epoca romana, base di
un palo ligneo verticale rotante, azionato, tramite una trave orizzontale,
da animali o manualmente, per muovere la macina di un mulino, o
per azionare uno strettoio o torchio.
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