| Storia della Città
DAL
REGNO D'ITALIA AD OGGI
Nella seconda metà del secolo, a soddisfacimento
di un pubblico voto rivolto dal popolo a S. Margherita, si pose
mano ad un ampliamento della vecchia chiesa del Pisano, che nella
prima metà del XVIII sec. aveva già subito notevoli trasformazioni.
Quest'ultimo ampliamento cancellò le restanti tracce architettoniche
della vecchia chiesa romanica e demolì la chiesetta di S. Basilio
a fianco della quale morì e dove ebbe la prima sepoltura S. Margherita.
La nuova chiesa sorse da progetti elaborati e rielaborati dagli
architetti Presenti, Falcini e Castellucci e presenta nel suo contesto
uno stile non soddisfacentemente unitario. Diressero i lavori gli
architetti Paolo Mirri e Domenico Mirri, quest'ultimo lasciò scritta
una interessante Cronaca dei Lavori, recentemente ristampata. Nel
corso del primo conflitto mondiale 600 cortonesi morirono nei campi
di battaglia. A ricordo fu eretta nella chiesa di S. Margherita
un'artistica Cappella Votiva dove figura un grande affresco murale
(1924) di Osvaldo Bignami.
 Nei
giardini pubblici ricorda quei caduti un monumento in bronzo, opera
dello scultore cortonese Delfo Paoletti (1895-1975). Dopo la seconda
guerra mondiale, nell'agosto del 1944, per iniziativa del Vescovo
Giuseppe Franciolini (1932-1989), la città in ringraziamento di
essere stata salvata dalle distruzioni della guerra, sciogliendo
un voto in proposito espresso, dette incarico all'artista cortonese
Gino Severini, che si trovava allora a Cortona, di dipingere le
14 stazioni della Via Crucis, che furono poi realizzate in mosaico
dal mosaicista Romualdo Mattia in apposite edicole lungo la via
che da porta Berarda sale al Santuario di S. Margherita. Gino Severini,
riallacciandosi alla sua produzione cubofuturista, esprime nel contesto
di questa opera artistica i risultati del suo precedente ventennio
di decorazione murale. L'opera è l'espressione in questo secolo
della continuità artistica della città.
Altro evento importante per la storia della città si verifica in
data 30 settembre 1986 quando la "Congregazione dei Vescovi" decreta
l'unione delle diocesi di Cortona e di Sansepolcro a quella di Arezzo.
Viene pertanto di nuovo a scomparire la diocesi restituita od instaurata
il 19 giugno 1325 e fra le cause è forse lo stesso "segno dei tempi"
che ne determinò la soppressione in epoca paleocristiana: il calo
della popolazione e la mancanza di sacerdoti.
Di quello che fu, se ci fu, il primo periodo storico della diocesi
fra il IV ed il VI secolo, abbiamo visto che non ci restano tracce
essendo andata distrutta la tomba, la chiesa, ma, quello che è più
grave, la memoria storica, l'identità personale e la venerazione
di quello che dovette essere il primo vescovo-martire Vincenzo;
identità, memoria storica e venerazione che sarebbe doveroso per
i cortonesi ricostituire.
Per quanto riguarda la storia della diocesi dal 1325 ai nostri giorni,
essa è magistralmente trattata dal canonico Giuseppe Mirri (1854-1911)
ne I Vescovi di Cortona, Calosci 1972, che rimarrà fondamentale
per ogni ulteriore approfondimento sulle vicende della Comunità
Diocesana di Cortona. Ora che dal 1986 i segni dei tempi hanno accomunato
Arezzo, Cortona e Sansepolcro sotto una unica Cattedra è doveroso
che le memorie storiche della ex diocesi non vadano perdute, salvaguardando
tutto quello che di esse rimane, nelle chiese, nei conventi, ma
soprattutto negli archivi. Grande testimonianza di ciò che è stato
sin qui esposto è resa dalle costruzioni in pietra arenaria locale
lasciateci dagli uomini succedutisi nei vari secoli: le mura e le
porte, le case, i palazzi, le chiese e molte fra le opere d'arte
che le stesse contenevano e contengono, molte delle quali raccolte
in due prestigiosi Musei: quello dell'Accademia Etrusca e quello
Diocesano del Capitolo della Cattedrale. Infine anche dalle tombe
si deducono tracce storiche di quegli uomini, la cui memoria resta
viva in ogni angolo di questa città attraverso le testimonianze
indelebili delle loro prestigiose opere.
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