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Storia della Città

L'11 novembre 1289, in una furiosa battaglia fra i guelfi fiorentini ed i ghibellini, muore a Campaldino il vescovo Guglielmino degli Ubertini che insieme ad altri comandava l'esercito ghibellino, che si opponeva all'espansione territoriale fiorentina. Guglielmino era stato rimproverato da Margherita per il troppo occuparsi delle questioni terrene, più che della cura spirituale delle anime a lui affidate. Egli era stato, se non l'artefice, uno degli istigatori del sacco di Cortona del 1228. Con la sconfitta di Campaldino comincia a venir meno l'autonomia politica del libero Comune di Arezzo che entra nell'orbita della Repubblica di Firenze, le mire della quale sono ora rivolte alla conquista del meridione dell'Etruria dove si trovano Cortona e Siena. Cortona le resisterà ancora più di cento anni dopo Campaldino, Siena più a lungo; verrà conquistata nel 1559 sotto Cosimo I che, divenuto padrone della Toscana, sarà poi Granduca. Alle tre chiese madri titolari dei Terzieri, si aggiungono in questo XIII secolo le due chiese monumentali di San Francesco, nella prima metà del secolo opera di Frate Elia, costruita su di un terreno dove esisteva un manufatto romano ed ad Elia donato dal Comune e la nuova San Basilio costruita sulla cima della collina, alla fine del secolo, subito dopo la morte di Margherita, opera di Giovanni Pisano, dove più tardi, nel 1330, sarà composto il corpo della Santa. Quest'ultima chiesa fu costruita accanto alla chiesetta dei Monaci Camaldolesi, che Margherita aveva restaurato.

La ricostruzione della città dette anche stabilità alle libere istituzioni che si confermarono sempre più partecipi all'idea imperiale sostenuta dalla parte ghibellina. Cortona, che aveva accolto infatti, nel 1240, prima del sacco aretino l'imperatore svevo Federico II, che vi istituì un giudice ordinario nella persona dello spoletino Filippo Iacobi, che compare nell'atto di donazione a Frate Elia, accoglie nel 1312, il lussemburghese Arrigo VII, giurando a lui fedeltà, riconoscendolo Signore diretto della città e del territorio e consegnandogli un tributo di mille fiorini. Il XIV secolo è caretterizzato da due fatti estremamente importanti per la vita della città. Il 19 giugno 1325 una Bolla da Avignone di papa Giovanni XXII restituisce o instaura la Diocesi a Cortona, nell'ambito dei confini del suo territorio comunale. La stessa Bolla nomina vescovo Ranieri Ubertini, fratello di Buoso, vescovo di Arezzo ed eleva, quasi a continuazione di una istituzione momentaneamente interrotta, quella della diocesi, al rango di cattedrale la chiesa costruita sopra la tomba del vescovo martire Vincenzo. Una riprova di quanto a quell'epoca fosse radicata nei cortonesi la venerazione di tale Santo. Nello stesso anno Ranieri Casali diventa Signore di Cortona. I suoi discendenti, Bartolomeo, Francesco Nicolò, Giovanni, Uguccio, Francesco Senese, Aloigi, saranno anch'essi Signori di Cortona sino al 1409. La Signoria dei Casali fu caratterizzata dalla abilità politica di questi Signori, specie di Ranieri (1325-1351) e Francesco Nicolò (1363-1375), abilità che permise di conservare per più di un secolo dalla sconfitta ghibellina di Campaldino l'indipendenza di Cortona con una accorta politica di equilibrio fra Firenze e Siena. I Casali costruirono il loro palazzo nel centro della città, là dove era il Foro della città romana all'incrocio tra il cardo ed il decumano, sulle rovine di vecchi edifici romani. Di esso restano oggi solo le poderose mura dopo la ristrutturazione seicentesca di Filippo Berrettini. Nel contado, lungo la strada per Perugia, consolidarono la poderosa Rocca di Pierle. La loro politica di amicizia con Siena portò a Cortona molti artisti senesi che contribuirono ad arricchire con le loro opere il patrimonio artistico cortonese ed a stimolare gli artisti locali. Le atroci lotte familiari, in particolare la ferocia dell'ultimo Casali, Aloigi (1384-1409) che uccise lo zio Francesco, saggio e benvoluto dal popolo, per impadronirsi della Signoria, determinarono nei cortonesi uno spirito di ribellione. L'occasione per sbarazzarsi dei Casali venne a determinarsi quando nel 1409 il Re di Napoli Ladislao della dinastia degli Angioini-Durazzo, nel corso dello scisma d'Occidente, per aiutare il pontefice legittimo Gregorio XII, mosse contro l'antipapa Giovanni XXIII, che viveva sotto la protezione della Repubblica di Firenze, conquistando parte della Toscana e, più che consenzienti i cortonesi, conquistò Cortona e pose fine alla Signoria dei Casali.

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