| Le Tombe
Periodo
Romano:
(II secolo d. C.) IL SARCOFAGO DEL MUSEO DIOCESANO
Costituisce la testimonianza più significativa della Cortona
romana in epoca imperiale. Secondo la tradizione fu rinvenuto intorno
al 1247 in un campo sottostante l'antica Pieve di Santa Maria, oggi
Concattedrale di Cortona. Finemente lavorato in marmo delle Apuane,
raffigura una battaglia fra Dioniso e le Amazzoni davanti alle mura
di Efeso, forse riferita alla spedizione in Tessaglia. L'episodio
è incerto non conoscendosi, al momento, altri soggetti del
genere.
E' interessante notare la vivacità delle figure e la loro
movimentazione accentuata dalla torsione dei corpi dei combattenti.
Dioniso è raffigurato a sinistra con in testa una corona
di pampini su una biga guidata da una donna alata e tirata da due
centauri. All'estremità destra un uomo a cavallo in abiti
orientali è disarcionato davanti al vano della porta di Efeso
da un avversario a piedi che trattiene per il morso il cavallo.
Al centro scene di battaglia. Sul fianco destro del sarcofago un
satiro nudo in piedi trafigge con una lancia un avversario a terra
che, ormai morente, tenta invano di difendersi. Sull'altro fianco
scena di combattimento tra due avversari. Nel medaglione di centro
forse è raffigurato il defunto.
Come ci riferisce il Vasari, il sarcofago fu molto ammirato da Donatello
che ne parlò a Firenze con il Brunelleschi. Quest'ultimo,
pieno di entusiasmo, corse a piedi senza indugio a Cortona per rilevarne
il disegno.

Periodo Paleocristiano:
(secolo IV) LA TOMBA DI SAN VINCENZO
È storicamente provato che sulla tomba del vescovo martire
Vincenzo, martirizzato sotto Diocleziano (303-305), fu eretta una
memoria martiriale successivamente inglobata in una basilica paleocristiana
(Duomo Vecchio). Della tomba di San Vincenzo e della basilica paleocristiana
oggi nulla è rimasto perché demolita e distrutta nel
XVIII secolo. Ci possiamo fare un'idea della basilica paleocristiana
dal disegno lasciatoci nella sua pianta da Piero Berrettini, mentre
per quanto riguardo la tomba del martire all'interno della basilica
stessa ci resta l'arco del ciborio costruito nel IX secolo sopra
la sua tomba. Quest'arco che si trova nel Museo dell'Accademia Etrusca,
è finemente lavorato ed istoriato ed insieme ad altri resti
conservati nello stesso museo, può dare una idea di quale
venerazione religiosa ed artistica fosse circondata in periodo paleocristiano
ed in quello altomedioevale la tomba del vescovo Vincenzo. L'arco
porta una iscrizione nella quale è richiamato l'imperatore
Carlo e probabilmente si riferisce a Carlo Magno.
Periodo
Medioevale:
(XIII secolo) LA TOMBA DEL BEATO GUIDO
Guido, insieme a Vito ed altri cortonesi, fra i quali secondo il
Wadding c'era anche Elia, fu vestito dell'abito francescano dallo
stesso Francesco al convento delle "Celle". Condusse una
vita tutta improntata del carisma di San Francesco e quando morì
(1247 secondo la tradizione cortonese, prima del 1239 secondo l'Affò)
fu sepolto sotto l'altare maggiore della Pieve di Santa Maria, l'attuale
Concattedrale, racchiuso nel sarcofago romano, che era stato poco
prima ritrovato. Il sarcofago, rimasto sotto l'altare maggiore sino
alla seconda metà del XVII secolo quando il medesimo altare
venne completamente rinnovato dall'architetto cortonese Francesco
Mazzuoli, fu incastonato con i resti del Beato Guido nella parete
sinistra del transetto. Dal 1945 il sarcofago è stato sistemato
nel Museo Diocesano e le ossa del Beato Guido in esso contenute
sono state inumate in una urna di pietra serena, posta sotto l'ultimo
altare della parete sinistra della Concattedrale.
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