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 Nella
Sala 3, che è le ex chiesa del Gesù e dove è
da ammirare il soffitto a cassettoni istoriati eseguito da Michelangelo
Leggi nel 1536, sono esposti capolavori della pittura italiana del
XV secolo, tra i quali:
MADONNA COL BAMBINO di scuola senese della prima metà del
sec. XIV, pregevolissimo dipinto su tavola, proveniente dalla prima
chiesa di S. Margherita.
CROCE DIPINTA (1320?) su tavola, ritenuta unanimemente opera giovanile
di Pietro Lorenzetti, artista definito cortonese per le molte opere
qui eseguite.
POLITTICO DEL SASSETTA. È l'ultima opera di scuola senese
esistente nel museo. Dipinto su tavola intorno al 1435 raffigura
la Madonna con il Bambino e quattro santi a rilievo in uno sfondo
dorato. Notevoli i colori delle vesti ed il ricco paludamento di
San Nicola, il primo santo a sinistra. Proviene dalla chiesa di
San Domenico.
POLITTICO DELL'ANGELICO. Questa Madonna, con il Bambino sulle ginocchia
e seduta in un trono ricoperto da un drappo prezioso su uno sfondo
d'oro dalla cui profondità emergono figure di Angeli, completata
lateralmente da quattro figure di Santi, ed in alto da una "Annunciazione"
ed una "Crocefissione", mentre in basso in una predella
è descritta la vita di San Domenico, apre il ciclo del Beato
Angelico (Fra Giovanni da Fiesole 1395?-1455) che si estrinseca
in una raffigurazione ieratica che suscita emozioni per la linea
ed i colori. Proviene dalla chiesa di San Domenico.
ANNUNCIAZIONE DELL'ANGELICO. Il visitatore è ora di fronte
ad una delle più belle tavole della pittura italiana, e potrà
di per sé gustare lo squisito atteggiamento delle due figure,
quella della Madonna e quella dell'Angelo nelle loro preziose vesti.
Da ammirare l'architettura del porticato ed i particolari del giardino
fiorito sullo sfondo del quale si allontanano dolenti Adamo ed Eva.
Sulla predella una descrizione della vita della Vergine che desta
ammirazione per la ricchezza dei particolari miniati e per la luminosità
del paesaggio. Proviene dalla chiesa di San Domenico.
LA VERGINE DONA LA CINTOLA A SAN TOMMASO. Questa tela, recuperata
da un recente restauro, è un capolavoro di Fra Bartolomeo
detto poi della Gatta, frate camaldolese, e fu dipinta intorno al
1475 per la chiesa delle Contesse, da dove appunto proviene. Sono
da ammirare i volti degli apostoli, vecchi, nobili, scarni o patetici
immersi tutti in una profonda e sentita meditazione ed abbagliati
dalla luce che emana dalla Vergine che prima di scomparire tra cori
di angeli dona la sua cintola a San Tommaso.
La
Sala 4 contiene le opere del Signorelli e della sua scuola. Luca
Signorelli, nato a Cortona circa il 1455 e qui morto nel 1523, è
uno dei pittori più significativi del Rinascimento italiano.
I suoi nudi anticipano Michelangelo mentre i suoi paesaggi riecheggiano
le ritmiche composizioni del Perugino.
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO. Nella staticità delle figure,
viste in un momento di sospesa e bloccata drammaticità, sono
forti i legami con le sacre manifestazioni popolari. Al nudo del
Cristo è collegato il racconto del Vasari che ne fa il ritratto
del figlio morto di peste nel 1502. Il quadro venne dipinto nel
1502 per l'altare maggiore della chiesa di Santa Margherita.
COMUNIONE DEGLI APOSTOLI. È un dipinto datato 1512 e va messo
a confronto con il precedente per coglierne la diversa maturazione
del Signorelli come uomo e come artista. In essa c'è uno
sforzo per uscire dal modo tragico e crudo di dipingere raffigurato
dal Giudizio di Orvieto e dal Compianto di Cortona per imitare i
toni dolci e le architetture ariose e ricamate di Raffaello e della
nuova scuola cinquecentesca che improntava allora tutta la pittura.
Stupenda è la figura di Giuda che nasconde l'ostia nella
nera borsa a tracolla e si volge verso l'esterno del dipinto, esprimendo
con lo sguardo la consapevolezza dolorosa del suo tradimento. Venne
dipinto per l'altare maggiore della chiesa del Gesù.
Dopo questa opera l'intervento del maestro sulle opere successivamente
dipinte e qui collocate si fa sempre più raro. Il pittore
comincia a risentire considerevolmente del diminuire della sua reputazione
artistica ed inizia in lui una crisi oltre che della sua arte anche
dell'uomo. La crisi condiziona tutta la sua ultima attività.
Sopraffatto dal mutare dei modi della pittura dopo i grandi rinnovamenti
artistici dell'inizio del cinquecento e della dominante figura di
Raffaello, lascia in gran parte l'esecuzione delle opere, che continuano
in gran numero ad essergli affidate, alla mano degli aiuti della
sua bottega in Cortona, in particolare a quella del nipote Francesco,
pur predominando nelle stesse con la sua personalità.
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