Ortaggi e Frutta
LA
FRUTTA: un cibo di lusso
Negli orti non sono coltivati esclusivamente ortaggi, ma anche legumi
e frutta. Spesso l'orto è affiancato al a vigna o al frutteto.
Nel Medioevo i frutteti a sé stanti erano pochi, cioè
non erano intesi come colture autonome; infatti quando la presenza
degli alberi da frutto è sicura, i documenti usano l'espressione
"orto pummario" o "viridarium", che indica l'orto?frutteto,
un orto di lusso, come l'orto?giardino. Infatti, il termine "viridarium"
non si riferisce mai a terre contadine, ma a dirette proprietà
signorili, agli "orti dominici".
Il motivo di tale carenze nelle terre contadine si deve trovare
nel fatto che la coltivazione degli alberi da frutto esige molto
spazio, competenza, e, trattandosi di colture delicate, una certa
propensione al rischio, tre elementi che nei poderi contadini facevano
difetto: le dimenzioni degli orti, più che sufficienti per
le coltivazioni degli ortaggi, non erano tali da permettere le coltivazioni
arboree. Inoltre, considerata l'importanza alimentare di un prodotto
come la frutta e le difficoltà tecniche di coltivazione e
di conservazione del prodotto stesso, i coloni constatavano che
i rischi superavano i vantaggi e che perciò non valeva la
pena dedicarsi alla frutticoltura. Una maggiore diffusione essa
trovava nelle terre signorili o di qualche monastero dove abbondava
lo spazio e non incombeva l'assillo di produrre ad ogni costo. Perciò,
la frutta era un cibo di lusso; la sua mancanza veniva compensata
dal ricorso a frutti spontanei (castagne ecc.).
Ancora oggi, nelle campagne della Valdichiana si ricordano i paioli
di castagne e patate lesse che, messe nelle tasche in buon numero,
servivano da pasto ai contadini ed ai pastori per tutto il giorno.
Dalle castagne, soprattutto in montagna, si traevano polente, pane
che sostituiva il pane di frumento, quasi un lusso e perciò
non alla portata di tutti, tanto è vero che spesso ci si
accontentava del pane di mesquelone (farina di grano, quando c'era,
granturco, orzo, ecc.).
FRUTTA SECCA
Tra la popolazione rurale solo in tempi recenti si è diffuso
l'uso di preparare e consumare la marmellata. Il motivo è
presto detto: di comperarla non si poteva proprio parlarne; confezionarla
richiedeva pur sempre l'acquisto di molto zucchero, ed il discorso
era sempre lo stesso.
Allora come conservare la frutta per l'inverno?
Essiccandola.
Vediamo in particolare quale frutta e come veniva preparata:
I FICHI
Erano lasciati interi. Prima si lasciavano alcuni giorni esposti
al sole; quando si erano un po' prosciugati venivano terminati di
essiccare in un forno a legna riscaldato ma non troppo. Quindi si
riponevano in un sacchetto di canapa o lino dopo aver provveduto
a metter dentro un po' di farina. Il sacco si scuoteva varie volte
in modo da far sì che tutti i fichi si infarinassero ben
bene.
Le vecchie massaie ricordano: "si'nn èron secchèti
béne facèon la ragnòla" (specie di muffa).
"Le picce"
Erano una variante dei fichi secchi, ma più ricchi e saporiti.
1 fichi infatti venivano pelati e tagliati per metà ma non
completamente, avendo cura di lasciarli attaccati per il fondo.
Fatto questo si lasciavano asciugare prima al sole poi in forno,
ma senza che fossero troppo secchi.
A questo punto sopra ciascuno venivano stese delle noci o delle
mandorle tritate con aggiunta di anici.
Ora si doveva aver la pazienza di rimettere insieme a due a due
i fichi precedentemente spaccati in modo che "arpiccecàssono"
(appiccassero) conservando all'interno le noci o le mandorle.
Da qui il nome di "picce". Ma non era finita; dovevano
esser di nuovo stese al
sole e quindi rimesse in forno per essere definitivamente essiccate.
Le mele
Si tagliavano a fettine piuttosto sottili, compresa la buccia. Così
fatto si lasciavano a lungo esposte al sole sui 'Tondelli"
(ampia cesta di vimini di forma ovale con i bordi poco rialzati),
infine andavano in forno a calore moderato per qualche tempo.
Le susine
La preparazione era identica alla precedente, se si esclude il fatto
che le susine venivano lasciate intere.
Tra la frutta secca vera e propria, si faceva largo uso, quando
possibile, di noci, mandorle, "nocelle",da mangiare con
tanto pane.
Vogliamo qui parlare di altri prodotti che si possono avvicinare
alla frutta per metodo di preparazione, anche se di frutta propriamente
non si tratta:
Olive
La preparazione non era molto diversa rispetto a quella delle susine,
ma al termine poteva esser aggiunto del sale per meglio conservarle.
Pomodori
Questi venivano spaccati, privati dei semi, strizzati per quanto
possibile, ma senza sciuparli troppo.
Una volta che era stato aggiunto sale e pepe venivano anch'essi
stesi a prosciugare al sole, quindi messi in forno a calore lento.
La conserva di pomodoro era un ingrediente molto utilizzato, soprattutto
d'inverno, che entrava in molte ricette.
Serviva infatti per dare un po' di sapore a delle vivande semplici
e sempre gustose.
Il metodo usato era molto naturale, senza bisogno di conservanti
artificiali.
I pomodori venivano passati con strumenti rustici, poi si lasciavano
scolare dentro una "sacchétta a spinzoloni".
Quando non colavano più, si stendevano sopra un tavolo di
legno lasciandoli essiccare al sole (quando c'era, anche nel forno
a legna).
Una volta essiccata, la conserva si arrotolava come un salame, involtandola
con una carta gialla (quella che una volta usavano i bottegai).
Poteva essere riposta dentro un recipiente, oppure attaccata ad
un chiodo; quando ce n'era bisogno se ne tagliava un pezzetto, si
faceva sciogliere in un po' d'acqua tiepida ed era pronta per l'uso.
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