Ortaggi e Frutta
ORTAGGI
NEL MEDIOEVO
La terminologia medievale divideva
gli ortaggi (olera) in due categorie: erbe (herbes) e radici (radices)
a seconda che la loro parte commestibile si sviluppasse al di sopra
o al di sotto del suolo. Questa distinzione va tenuta presente anche
per sdrammatizzare le notizie di gente ridotta a nutrirsi di "erbe
e radici" in tempo di carestia.
I prodotti coltivati di preferenza negli orti dei Medioevo ed impiegati
nell'alimentazione erano porri, agli, cipolle, rape, cavoli.
PORRI-AGLI-CIPOLLE
Fra gli ortaggi commestibili porri, agli,
cipolle, scalogni non mancano mai e costituiscono il gruppo più
consistente.
Nei monasteri, come in ogni proprietà, un'attenzione tutta
particolare è dedicata alle operazioni di trapianto di porri,
cipolle ed agli; notizie di disposizioni per la vendita o ordini
precisi dati ai capi?famiglia o contratti in cui sono nominati questi
ortaggi dimostrano la loro importanza. I monaci di Reichenan, non
essendo riusciti a trovare della semente di porro, sentirono la
necessità di chiederne ad un abate lontano.
Lo statuto del Comune di Montagutolo (12841297) contiene la seguente
prescrizione:
"Statuino et ordiniamo che ogne capo di famellia
o vero di massarizia sieno tenuti di fare
uno orto di porri et una capezza di porrine, e
quattro cento cipollini e L capidagli."
In un contratto stipulato nel 1382 dal monastero di S. Prospero
di Reggio Emilia, al colono viene richiesta la terza parte dei porri,
delle cipolle e degli scalogni.
Queste sono le specie a cui si tiene di più, forse perché
tali ortaggi si conservano facilmente, a differenza di molti altri
che dovevano creare problemi di conservazione.
RAPE
Erano la base dell'alimentazione. Non erano coltivate solo negli
orti, ma nei campi, in grandi quantità.
Per i ceti medi la rapa aveva un ruolo fondamentale nell'alimentazione
per diversi fattori: si può coltivare ovunque, non avendo
particolari esigenze in materia di clima e di terreni; ha una resa
molto alta, una conservazione facile ed un alto valore nutritivo.
Che fosse una coltura volta al sostentamento delle classi più
misere ce lo testimonia Columella nel "De re rustica",
quando afferma che le rape "rusticos inglent". E Plinio
il Vecchio dice che rappresentavano al suo tempo il terzo prodotto
dopo il vino e il frumento. Salimbene da Parma riferisce che i rustici
le includono tra "grani minuti", assimilandole ai cereali
inferiori e ai legumi e sottolinea gli anni in cui il raccolto delle
rape è scarso, come nel 1285 e quelli in cui è abbondante,
come nel 1282. E Bouvesin de la Riva, elogiando la fertilità
dei campi del Milanese, afferma che rape e navoni seminati e raccolti
in abbondanza, "d'inverno risultano assai utili a tutti, ai
ricchi come ai poveri".
I cicli dei mesi, che si snodano nel corso dell'anno, fanno posto,
per il mese di novembre, alla scena della raccolta delle rape, segno
dell'importanza davvero singolare di questo prodotto dell'orto.
CAVOLI
E' il "re degli erbaggi" e la base delle zuppe familiari
in città come in campagna.
Il "Capitulare de villis" menziona due tipi di cavoli:
il "ravacaulus", che è il cavolo?rapa e il "caulus"
che è il cavolo cappuccio, la cavolella; il cavolfiore risale
all'età moderna.
L'importante ruolo alimentare del cavolo è testimoniato dai
documenti del Medioevo. Salimbene da Parma racconta che al momento
di entrare in convento venne accolto con dovizia di vivande per
festeggiarlo; ma, con il passare del tempo, suo cibo abituale divennero
i cavoli che ? con un suo grande disgusto ? gli venivano propinati
ogni giorno
Le varie indagini degli storici (Bresc, Stouff, Coulet) confermano
che il cavolo entrava nell' alimentazione di quasi tutti i giorni
dell'anno, mentre nella Polonia medievale entrava tutti i giorni
come piatto a sé stante, non come contorno (Dembinska).
USO DEGLI ORTAGGI INVALDICHIANA
AGLIO: Un proverbio, sentenzia: "Gennaio,
agliaio", infatti il primo mese dell'anno riserva all'aglio
particolare importanza, sia perché lo si semina, sia perché
se ne consuma molto per la lavorazione della carne di maiale. Alla
raccolta, fatta di luglio, seguiva una breve essiccazione, quindi
se ne facevano delle "reste" per appenderle alle travi
e conservarle tutto l'anno.
BIETOLA: Si cuocevano sia le foglie che le costole, badando a tagliarla
frequentemente, perché si riproducesse. La pianta resiste
al freddo anche rigido ed èusata in vari piatti della Valdichiana.
CARCIOFO: La varietà "Violetto di Toscana" rappresenta
il carciofo comune delle nostre zone, è tenero e perciò
apprezzato anche crudo, in pinzimonio
con olio, sale, pepe. Nell'orto dei nostri contadini, in genere,
c'era poco posto per coltivare i carciofi tanto che, se li ponevano
nell'orto, non c'era posto sufficiente per gli altri ortaggi. Perciò,
si ricorreva alla "carciofaia", nel campo, in un appezzamento
vicino a casa, in posizione soleggiata. Dalle nostre parti spesso
il carciofo è confuso con il gobbo.
GOBBO: Quando la pianta ha raggiunto il suo pieno sviluppo vegetativo,
si legano le foglie a fascio, facendo attenzione che siano asciutte
e senza stringere troppo la legatura per non danneggiarle vengono
fatte marcire.
Si fasciano, quindi, le piante con la paglia e si piegano al suolo
(perciò il nome di gobbi), mantenendole in posizione con
una palata di terra. Tale sistema consentiva e consente tuttora
di renderli bianchi e teneri. I capolini di CARDO selvatico provocano
la coagulazione del latte e vengono utilizzati nella preparazione
del formaggio.
CAVOLO: Era ed è l'ortaggio più diffuso; il cavolo
nero si consuma lessato e rifatto in padella o da solo o con le
salsiccie; inoltre, veniva usato nella minestra di pane. Il cavolfiore
è una verdura tardo?estiva o autunnale, ma capace di durare
fino alla primavera successiva.
CETRIOLO: Di scarso valore nutritivo, ma ricchissimo d'acqua, è
usato nelle insalate e nella panzanella.
CIPOLLA: Protagonista di zuppe, soffritti, minestroni, era apprezzata
cruda con un po' di sale o cotta tra i carboni del focolare. I nostri
contadini la usavano per guarnire la pepita dei polli, in quanto
è antisettica. Anche dalle cipolle si ricavavano "reste"
da conservare attaccate ai travi o al soffitto.
Le cipolle servivano anche ad indovinare il tempo. A capodanno si
prendevano dodici scaglie di cipolla, che si ottenevano aprendo
la cipolla in modo da ricavarne delle piccole conchiglie. In ognuna
si metteva un pizzico di sale e tutte e dodici si ponevano su di
un'asse in fila, dando a ciascuna il nome di un mese. Al mattino
seguente buona parte del sale era disciolto.
A seconda della quantità di sale rimasta asciutta si tentava
di conoscere quali sarebbero stati i mesi più o meno piovosi:
infatti, sale disciolto significava mese piovoso, sale asciutto
mese scarso di piogge.
PORRO: Modesto il suo valore nutritivo, ma ottimo ortaggio dal punto
di vista dietetico per le sue proprietà antisettiche e diuretiche.
I contadini lo coltivavano
per i minestroni, le minestre di pane, le frittate in padella.
RADICCHIO: Insalata da inverno, si coltivava nell'orto la varietà
da taglio, con foglie tenere e dal gusto lievemente amaro.
RAPE: Le "pulezze" sono le cime tenere delle rape, che
devono essere colte solo dopo che abbiano preso le prime gelate:
è allora che diventano morbide e perdono l'amarognolo caratteristico
di questo ortaggio. Si bollono a fuoco vivace senza coperchio (perché
restino belle verdi) in acqua già salata. Quando sono cotte
si scolano e ci si passa sopra l'acqua fredda, per togliere ancora
un po' del loro sapore forte. Si strizzano con le mani facendone
delle palle, che vengono tagliate col coltello e fatte saltare in
una padella di ferro da sole con uno spicchio d'aglio o con le salsiccie,
gettando via l'aglio quando diventa colorito.
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