L'OLIVO
L'olivo è una pianta che ancora
oggi è presente nelle tradizioni e nella cultura dei popoli.
Fin dall'antichità essa ha rappresentato un simbolo di pace
e di prosperità ed èstata oggetto di culto da parte
dei Greci, Romani ed Ebrei. La vera patria dell'olivo non è
certa: si pensa all'Asia Minore, alla Siria, oppure alla Palestina.
Nella Bibbia si nomina l'olivo come uno degli alberi della Terra
Promessa; si racconta inoltre che un giorno Noè mandò
fuori dall'arca una colomba, la quale ritornò con un ramoscello
di olivo nel becco, segno della fine del diluvio e del ritorno della
pace. Oggi molti sono convinti nel dire che l'area di provenienza
dell'olivo sia molto vasta, sembra che vada dal sud del Caucaso
fino alle CicIadi e all'Arabia Meridionale.
Si pensa che l'olivo sia arrivato in epoca preistorica spostandosi
dalle zone polari fino all'equatore,
?cioè verso le zone calde molto importanti per il suo sviluppo.
Anche i Babilonesi (2500 a.C.) commerciavano l'olio e successivamente
anche gli Egizi i quali ci facevano di tutto, dai cibi ai medicinali,
agli unguenti, ai profumi e se ne servivano anche per l'imbalsamazione;
si dice che il faraone ed i sacerdoti si ungessero da capo ai piedi:
avere il cranio completamente rasato e cosparso di olio era il massimo
della
bellezza maschile. Occorre precisare che Egitto e Mesopotamia per
tanto tempo furono gli unici Stati a produrre ed esportare olio.
Anche il letto di Ulisse era scavato nel tronco di un olivo. Una
leggenda dice che fu Cecrone a portare in Grecia l'olivo, in occasione
della fondazione di Atene (1582 a.C.).
Un aneddoto mitologico invece ci parla della lite tra Atena (la
Dea Minerva) e Poseidone (Nettuno, Dio marino) in guerra per il
possesso dell'Attica. Giove intervenne per calmare la situazione
con un compromesso, dicendo che l'Attica sarebbe toccata a che dei
due avesse fatto un utile regalo agli uomini.
Atena ottenne l'Attica in quanto donò l'albero dell'olivo
fatto scaturire dal suolo con un colpo di lancia; mentre Poseidone
fece uscire dal mare degli inutili cavalli marini.
Questo albero, ritenuto sacro e piantato sull'Acropoli di Atene,
divenne il simbolo della pace e della prosperità. Da questa
occasione i Greci impararono a conoscere l'olio e ad usarlo per
sanare le ferite e per accendere fuochi. Successivamente l'olio
venne usato anche in cucina; i soldati, per esempio, mangiavano
delle polpette molto energetiche fatte di farina ed olio. Gli atleti
prima di ogni gara si scaldavano i muscoli e li tonificavano con
massaggi di olio di oliva.
L'olio con il passare del tempo divenne molto importante. Fu così
promulgata una severa legge per regolare la coltura dell'olivo e
perfino di quello selvatico: se qualcuno sradicava un olivo veniva
severamente punito, o con l'esilio o con la confisca dei beni.
In Italia l'olivo arrivò verso la metà del primo millennio
a.C..
Prima venne portato in Sicilia, poi in Calabria fino ad arrivare
al nord. Intorno al 500 a.C. l'olio era già usato a Roma.
Gli abitanti di una città della Tripolitania pagavano come
tributo ogni anno 300 mila libbre di o lio. I Romani, che forse
conobbero l'albero dell'olivo verso il 267 a.C., all'epoca di Tarquinio
Prisco, traevano buoni auspici per i frutti campestri dalla vista
degli olivi pieni di fiori ed usavano adornare con corone d'ulivo
i cittadini che si erano distinti nel dare prestigio alla patria.
La coltivazione dell'olivo in seguito si estese su tutto il litorale
adriatico e tirrenico; mentre più lentamente si sparse il
Liguria, dopo essersi imposta in Umbria e Toscana. Il poeta G. Pascoli,
nella poesia "la canzone dell'olivo" esalta questa umile
pianta come simbolo di pace e di gloria ma anche di forza, pazienza
e luce. Con la benedizione dei rametti di olivo si festeggia nel
mondo cristiano la Domenica delle Palme che ricorda l'ingresso di
Gesù in Gerusalemme.
Verso la fine del XVIII secolo la coltivazione dell'ulivo si propagò
in America, per opera dei missionari spagnoli e nel secolo XIX nell'Australia
ad opera degli inglesi. Oggi l'olivo è coltivato in varie
parti del globo, ma le quantità prodotte in alcune zone del
nuovo mondo (Argentina, Califomia, Cile centrale, ecc) sono molto
inferiori a quelle delle regioni mediterranee, in particolare della
Spagna e dell'Italia. Attualmente la superficie coltivata ad olivo
è, nel mondo, di quasi 7 milioni di ha con un totale di alberi
calcolato in oltre 500 milioni, con una produzione di olio alimentare
pari a circa 50 milioni di q.Ii e di 1.500.000 d.li di olive da
tavola.
Il 95% della produzione è realizzata dai paesi mediterranei
con il 42% per la Spagna, il 24% per l'Italia seguita da Grecia,
Portogallo, Turchia, Tunisia ed in ordine decrescente: Algeria,
Siria, Marocco, Francia, Jugoslavia, Israele.
1 In Italia occorre precisare che tutte le regioni, ad eccezione
del Piemonte, Val d'Aosta e Friuli, hanno
terreni coltivati ad olivo. Tuttavia la coltura risulta maggiormente
diffusa in tutte le regioni del Centro e Sud; in partìcolar
modo in Puglia e in Calabria con produzioni di olive pari a circa
il 34,6% ed il 20% della produzione italiana (dati riferiti al 1980).
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