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Presentazione
Stendardi in onore di Santa Margherita
QUINTIERE
DI PECCIOVERARDI
Pittore
prof. Evaristo Baracchi
“Margherita
verso Cortona” - A.D 1273
Brevemente
ricordo i precedenti che portano all’ episodio in questione.Siamo
nel 1273. Una giovane donna trascinando per mano un bambino, risale
una stretta gola rocciosa nei pressi della Città all’ eremo francescano
delle Celle.E al padre guardiano che la riceve,la donna racconta
una dolorosa storia di peccato e chiede di poter restare in quel
luogo come penitente. Ma
il padre non crede che un simile proposito,per quanto generoso,
possa essere duraturo e la congeda:
“
Figlia mia, voi siete troppo giovane e troppo bella..."
Sono
parole che suscitano nella donna un'onda profonda di rimorso e suonano
in lei come l'eco di una vendetta del destino. Ma la fiducia di
essere condotta a Cortona dall'impulso divino prevale su quel momentaneo
abbattimento. E Margherita riprende fiduciosa la strada. E
qui continua il racconto del pittore Evaristo Baracchi, risolto
in felice esecuzione artistica, nell'incontro della giovane e bella
donna con le pie signore cortonesi Raniera e Marinaria Moscari.
Dunque Margherita è in prossimità della Porta Berarda con il figlio
lacopo, condotto per mano in atteggiamento materno e protettivo.
Le due donne sembrano attratte dal bellissimo volto, dal quale traspare
un sentimento profondo di umanità prostrata e nello stesso tempo
in grado di comunicare una forza sorprendente e una fiducia nuova
per un progetto inatteso di uno straordinario rinnovamento spirituale.
Lo
scenario dell' incontro è tipicamente cortonese e pare conforme,
con la serenità e la suggestiva grazia del chiarore celeste, con
i mandorli in fiore e gli ulivi della pace, a quel progetto di rinnovamento
spirituale. Sul colle è la chiesa antica di San Basilio, nella quale
la Santa visse reclusa e in mistica contemplazione, negli ultimi
nove anni della sua avventura terrena. Sotto la chiesa la ripida
di San Giorgio fino alle Santucce. Le mura di cinta chiudono il
profilo del colle di Cortona con i suoi tipici cipressi che segnano
il cielo azzurro sovrastante il roseo chiarore dell'alba dietro
i colli ad oriente: bene augurante auspicio di un nuovo giorno e
di una nuova vita. Gli abiti di Margherita e di Iacopo non rispecchiano
la realtà di quel tempo. Ma per il pittore, Margherita, alla chiamata
di Cristo, aveva già operato la sua scelta e in spirito si sentiva
francescana, anche se le vesti le saranno consentite solo tre anni
dopo. Così gli abiti del piccolo Iacopo e la intera composizione
mirano ad annullare ogni ostacolo temporale alla immutabile ed edificante
storia di Santa Margherita.
Lo
stendardo, dunque rappresenta un sentito omaggio alla modernità
della Santa da parte di Evaristo Baracchi, dalla cui arte traspare
una intensa devozione filiale e nello stesso tempo un temperamento
versatile sia dal punto di vista artistico che sotto il profilo
culturale. Qualità
che hanno consentito al pittore di interpretare con
esiti rilevanti e del tutto personali la trepidazione dell' evento,
l'ansia, la fiducia e la speranza dei personaggi, trasmesse
con magistrale abilità e raffinata esecuzione agli alberi, al cielo
e alle pietre e in particolare alla sensibilità del devoto osservatore.
QUINTIERE
DI S. MARCO E POGGIO
VESTIZIONE
DA TERZIARIA
Pittore:
MARIAN MYTKOWICZ
Nella
“leggenda” intorno alla vita e ai miracoli di Santa Margherita da
Cortona e di Fra Giunta Bevagnati,silegge: "Dappoiché videro
i frati che ella stava unita inseparabilmente a Cristo; dappoiché
la osservarono sempre più avanzarsi nel fervore dello spirito; dappoiché
ascoltarono le sue parole, per amore di colui che di virtù l'aveva
già rivestita, la vestiron dell'abito del Terz' Ordine”.
Santa
Margherita, nel 1276, dalle mani di Frate Rainaldo di Castiglione,
veste finalmente, l'atteso abito del Terzo Ordine Francescano. E’
un evento denso di significato per la Santa, e per il pittore polacco
Marian Mytkowicz che, con esperta mano e personale stile ha impresso
sul gonfalone del Quintiere di San Marco e Poggio. La vestizione
è appena avvenuta e la scena è tutta avvolta nella preghiera e nel
silenzio. Tutto sembra statico ma solo in apparenza; in realtà ci
sorprende il movimento spiriturale che trascende quello fisico,
nonostante la ricerca di un impianto compositivo monumentale, realizzato
mediante la disposizione intervallata delle figure morbidamente
modellate in una atmosfera dove domina la pensosa serenità della
protagonista al centro e in posizione avanzata; e l'intima, spontanea
devozione dei due fraticelli in posizione arretrata.
La
Santa, benedicente, prega; il suo sguardo è esemplare per una compostezza
intimamente vitale, che ci riporta alla iconografia tipica del classicismo
bizantino del 1200; e regge con la mano sinistra e poggia sul cuore
una classica immagine medievale di Cortona. Per un atto autentico
di reciproca fedeltà, Cortona è nelle mani della sua Santa o meglio
nel cuore, al riparo, ieri, dalle distruzioni delle guerre e dalla
desolazione delle epidemie, oggi, domani al riparo dalle
bizzarrie dell'uomo. E quasi per ricambiare questo materno gesto
di protezione verso la sua gente, il pittore le ha messo addosso
un abito dignitoso
con qualche tocco di raffinatezza, come nel caso delle calze di
color rosso porpora tipiche delle regine, allo scopo di esaltarne
non già la figura quanto la funzione nobile di donna e di santa.
Inoltre nell'atteggiamento dei due fraticelli è tutto concentrato
l'evento della vestizione: due frati che appena sfiorano con le
loro mani il manto della Santa con un portamento
di stupefacente semplicità e devozione e in una atmosfera di mistico
e sorprendente raccoglimento. Lo
sfondo infine, trapunto qua e là di oro, evidenzia ancora
meglio l'importante e straordinario ruolo che il pittore Marian
Mytkowicz e il suo Quintiere di San Marco e Poggio,
hanno voluto conferire alla loro Santa Protettrice,Santa Margherita.
QUINTIERE
DI SANT’ANDREA
“Margherita
accoglie, cura gli ammalati e pone la prima pietra per la fondazione
dell’ ospedale”
Pittore: ENZO
OLIVASTRI
“Mio Signore
non vi ha cosa tanto grave, dura e aspra,che non riesca a me leggera
per amore del soavissimo amor tuo”.
Così Margherita
parla del suo Signore.E’ dunque per l’ amore di Cristo che ella
si prodiga con tanta generosità e con tanto pentimento, vedendo
Lui nei poveri e negli infelici,
facendo suo il motto di San Francesco "Christus in pauperibus".
In realtà non vi è attimo della sua giornata in cui non si manifesti
lo spirito di carità che la anima. Questa la sintesi del significativo
episodio rappresentato qui sullo stendardo del Quintiere di Sant'Andrea,
dal pittore Enzo Olivastri. Un'esile donna si confonde tra la gente,
esile e pallida che reca sul volto sfiorito le tracce di una soave
bellezza e nello stesso tempo vi si coglie un'espressione luminosa
per il sollievo che la sua opera avrebbe dato ai sofferenti e ai
derelitti. Tutto il dipinto è all'insegna di una frenetica animazione,
talora espressa in tocchi di efficace sintesi; e la coralità dell'azione
sembra trovare protezione e determinazione nella monumentale chiesa
di San Francesco, fatta costruire da Frate Elia intorno alla metà
del 1200, nella quale Santa Margherita, sostava lungamente in preghiera
e nel colloquio struggente con il suo Crocifisso. Nonostante fosse
all'estremo di ogni risorsa, con l'aiuto provvidenziale di Uguccio
Casali, Signore di Cortona, e di Madonna Diabella, Margherita fonda
un ospizio che diventa dal 1286 l'Ospedale di Santa Maria della
Misericordia. Lo stendardo presenta uno spettacolo di desolazione
e a
di vitalità, di sconforto e di fiducia, pur se accentuata e in risalto
l'immagine del dramma di un uomo stremato che porta
con sé le sofferenze di Cristo. Comunque
l'episodio di Margherita, di una donna assunta
col suo tormento e la sua penitenza al più alto grado
di santità, di una donna che, come appare nel dipinto, serba in
ogni sua azione esteriore il senso lineare della praticità,
ha prodotto lungo il sentiero altri esempi, una eredità raccolta,
come vuole il pittore, da un'altra donna, posta
in tutta evidenza: Madre Teresa di Calcutta, il cui impegno per
i poveri e i derelitti ha pervaso tutta la sua esistenza,
ridotta, oggi, ad un esile respiro affannoso. Ma lo stendardo con
il suo attualissimo argomento credo che voglia
dimostrare almeno nelle intenzioni del pittore EnzoOlivastri e del
Quintiere Sant'Andrea, la necessità, o meglio
l'invito ad adoperarsi in ogni tempo non per distruggere quanto
di grande e di umanamente indispensabile è stato realizzato da
figure come Santa Margherita, ma per custodire, tramandare ed esaltare.
QUINTIERE
di SAN VINCENZO
"SANTA
MARGHERITA IN PREGHIERA"
Pittori:
SPARTACO E PAOLO FRANCESCHINI
Quando
la Santa si ritirava a pregare in un angolo della Chiesa o oratorio
dei Laudesi, che era sotto la Chiesa di San Francesco,sostava lunghe
ore dinanzi ad un crocifisso quasi di naturale grandezza, lavorato
in legno,di autore ignoto, databile intorno ai primi anni del secolo
XIII, con i piedi trafitti da un unico chiodo e con la testa dalla
intensa espressione, reclinata sul petto. Secondo quanto riferisce
la leggenda di Fra Giunta Bevegnati, questo è il Crocifisso che
parlò più volte a Margherita e l'assicurò del suo perdono. Il 14
dicembre 1602 fu trasportato solennemente da San Francesco alla
Chiesa di Santa Margherita e collocato sull'altare di fondo a sinistra;
mentre la posizione attuale risale al 1878. Spartaco
e Paolo Franceschini hanno immaginato il Crocifisso già associato
all'antico tempio della Santa, eseguito secondo uno schema architettonico
preeseistente, di fronte al quale e in posizione alquanto subordinata
l'atteggiamento della Santa in preghiera davanti al Crocifisso.
Il viso, le mani, la posizione umile e dimessa di Margherita appaiono
slegati da qualunque riferimento stilistico, ma piuttosto sorretti
da uno spontaneo, ingenuo, e non
per questo meno espressivo, sentimento religioso che appartiene
all'anima popolare. Qui si coglie la donna semplice,
comune, perché tale Margherita si è fatta di fronte
a Dio per essere esaltata. Così liberi da schemi tradizionali,
Paolo e Spartaco Franceschini traducono l'immagine della Santa in
preghiera in una dimensione immediata del sentimento religioso.
Il tutto sorretto da un'atmosfera di stupore e di innocenza, così
prossima alla sincerità, alla semplicità e alla spontaneità della
pittura naive.
Finanche
le margherite, che sembrano sorreggere con la
loro leggerezza tutto l'impianto, conferiscono allo stendardo una
intensa spiritualità, una carica di purezza, un'onda
di poesia primitiva, che rimandano alla rigenerata anima della
Santa; mentre la elaborata e ingegnosa cornice, oltre a manifestare
una spiccata tendenza all'arte della
decorazione, mira ad esaltare e quasi a proteggere uno
stato di sublimazione mistica senza tempo, prodotta dal
costante e appagante colloquio di Santa Margherita con
il suo Crocifisso. Di
fronte allo stendardo di Spartaco e Paolo Franceschini sembra di
poter riascoltare una delle tante espressioni
di Margherita rivolta al suo Signore, che i devoti
cortonesi hanno fedelmente registrata nel loro animo: "Signore,
che dite a me, ch'io chieda a voi tutto ciò che
voglio, io altro non cerco, se non che la mia vita serva perfettissimamente
alla vostra maestà e che amando voi solo,
mio vero Dio, sia ai vostri fedeli, che in me confidano luce e
non tenebra".
QUINTIERE
DI SANTA MARIA
LA
MORTE DELLA SANTA - “VENI SPONSA CHRISTI”
Pittore:
EUGENIO LUCANI
Questo
si legge nella Leggenda: “Cominciò ad essere, Margherita, destituita
di forza nelle membra e nel corpo,che per giorni diciassette nulla
gustò di tutte le cose umane e mancando totalmente il radicale amore,
l’ anno del Signore 1297, con giubilo e col volto angelico passò
al cielo. Allora tutti gli astanti si sentiron ripieni di sì meraviglioso
odore, che nella mentale sazietà di dolcezza veramente conobbero
che Margherita era stata un vaso di santità". Il pittore Eugenio
Lucani interpreta con grazia stilistica e con eloquenti tonalità
di luce l'episodio della morte di Santa Margherita avvenuta, dopo
sette anni di eremitaggio, in una oscura cella della chiesetta di
San Basilio, posta a sinistra in direzione della rocca. Qui, per
la circostanza il pittore immagina come già avvenuta la trasformazione
della cella in atrio attuata nei secoli XV e XVI. La scena ripropone
l'atmosfera della Leggenda, che così continua: "Udendo poi
il popolo di Cortona il glorioso transito, a lode e gloria del sommo
Re,adunato il generale Consiglio divotissimamente accorsero alla
Chiesa di San Basilio ". Così la squallida cella diventa una
sorta di urna sacra che racchiude la reliquia più preziosa e più
invidiata che possegga Cortona e il Terzo Ord. Francescano. Solo
il colore pallido nella zona sinistra del quadro e l'atmosfera di
sospensione e di forte emozione evocano il sentimento dell'umanità
di fronte al dramma della morte. Comunque non si piange attorno
alla dolce sorella estinta, così soavemente bella nel sonno terreno
che non
conosce risveglio: attorno alla Santa si prega!
Ma
se poniamo lo sguardo al lato destro dello stendardo, ecco avvenuta
con sottile e impercettibile gradualità l'attesa trasformazione:
Margherita è viva in alto e il suo volto bianco a poco a poco, quasi
per miracolo, riacquista i tratti e la freschezza della prima gioventù,
come se tutti i segni che le impressero le sofferenze, le privazioni,
la consuetudine di una penitenza senza paragoni, le fossero state
di colpo cancellate dall'ala invisibile di un angelo. E questo perché
agli occhi degli uomini ma soprattutto a quelli dei cortonesi Margherita
rimanesse immutabilmente bella. A completare il miracolo ecco che
il cielo nel lato destro si colora di una luce più calda, compare
la natura che pare anticipare le meraviglie della nascente primavera.
Così tutto nello stendardo del Quinticre di S. Maria, dipinto da
Eugenio Lucani con quell'arte dal sapore antico per precisa esecuzione
e per la grazia classica dell'impianto, tutto concorre a rendere
Margherita
viva, nobile e radiosa, pronta a risplendere nel mondo e a Cortona
come una eterna promessa di
asilo, di redenzione e di pace.
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