Cap.8 - Relazione tecnica sullo stato di fatto del Parco Archeologico di Cortona, relativamente alle barriere per non vedenti, e progetto di massima di un percorso tattile [1]

8.1 Riflessioni generali

8.1.1 Problemi generali

Il primo problema che si presenta, quando si pensa di aprire un parco archeologico ad un’utenza con deficit visivi, è quello della sua accessibilità.

La situazione attuale del parco, infatti, vede una serie di monumenti isolati, privi di pertinenze nelle quali ubicare strutture di servizio e l’assenza di collegamenti fra i vari siti archeologici.

In futuro, quando il parco sarà realizzato, i problemi di agibilità generale saranno risolti; tuttavia permarranno comunque quei limiti legati all’essenza stessa dei vari monumenti.  Il tratto murario presso Palazzo Cerulli-Diligenti, per esempio, è costituito da lunghi cunicoli, la cui larghezza, che varia dai 60 ai 90 cm., non permette l’accesso di due persone affiancate; tale impedimento fa sì che tale sito debba essere escluso dalla fruizione da parte del non vedente.

Sarebbe necessario proporre un percorso logico ridotto che, attraverso la visita di una parte rappresentativa dei siti, desse al non vedente un quadro generale del parco. La visita di un numero eccessivo di siti, infatti, rappresenta un inutile dispendio di energie, finendo per risultare stancante.

La scelta dei siti da inserire nel percorso dovrebbe seguire:

-          Parametri relativi alla localizzazione.

-          Parametri relativi alla comprensione e all’interesse da parte del non vedente.

L’innovazione delle tecnologie multimediali ha portato ad un’innovazione delle metodologie conoscitive. L’utenza attuale richiede un’informazione di tipo interattivo a cui il tradizionale concetto di museo come sistema chiuso non può dare risposta. Nasce così la volontà di creare un sistema aperto in cui il museo si inserisce come tassello di un progetto che lo integra e lo attualizza. L’alto grado di flessibilità che ne deriva rende questo sistema fruibile da ogni tipologia di utenza. Ciò ha un alto valore sociale perché permette di integrare in un progetto unitario anche le esigenze dell’utenza che, presentando disagi di carattere fisico o psichico, fino ad oggi ha dovuto scontrarsi con le regole di un metodo progettuale a misura di “utenza tipo”.

In questo quadro, il parco archeologico di Cortona e il costituendo museo sono da ritenersi un unico percorso storico integrato, predisposto sul territorio comunale. Tale percorso sarà leggibile come sistema unitario, ma, tuttavia, esplorabile per subsistemi. Il museo sarà proposto come momento di approfondimento rispetto alle tematiche affrontate nel parco. La presenza dei laboratori servirà da tramite tra i due sistemi. Ovviamente il percorso è percorribile in entrambi i sensi. Una diversificazione dell’itinerario permetterà l’apertura a diversi tipi di utenze (scolaresche, anziani, disabili). Questo sistema potrà essere di impulso alla costituzione di un sovrasistema nazionale che colleghi le strutture similari presenti sul territorio.

8.1.2  Ipotesi di percorso tattile

Un itinerario proponibile è il seguente:

Volta a botte presso Porta Guelfa

In questa sede, allestita a laboratorio nei giorni di visita ai non vedenti, può essere fatta una breve introduzione sul mondo etrusco. Gli utenti potrebbero ricevere una tavoletta con una mappa tattile e note in braille in cui sia indicata il percorso che verrà effettuato: le lunghe distanze fra i vari siti potrebbero far perdere la sensazione di continuità della visita.

Tanella di Pitagora

Le limitate dimensioni del monumento permettono l’esplorazione da parte del non vedente. Nel piccolo ambiente interno, lungo m. 2,60 e largo m. 2,05 potrebbe essere posta una mappa tattile della tomba o un plastico della stessa. Il monumento è dislocato in prossimità della città e ciò ridurrebbe la lunghezza del tragitto per arrivarvi.

Tumulo del Sodo I

L’interno, pienamente esplorabile, lo rende ricco di suggestioni e possibilità di impiego didattico.

Tumulo del Sodo II

L’interesse determinato dalla gradinata-altare rende necessario questo sito per costituire un percorso esaustivo del tesoro archeologico cortonese. Nelle adiacenze della gradinata-altare un piccolo ambiente potrebbe ospitare i sussidi relativi al tumulo.

Tumulo di Camucia

La presenza dello spazio pubblico retrostante il sito archeologico rende questo ambiente indispensabile al completamento del percorso didattico; ipotizzando il tumulo come ultima tappa del percorso, il giardino retrostante potrebbe caratterizzarsi come luogo di sosta e ristoro per i visitatori, dove riflettere sull’esperienza effettuata ed attendere i mezzi (treno, autobus) per il ritorno alle proprie sedi.

La villa di Ossaia non è stata inclusa, perché non appare a tutt’oggi fruibile da un non vedente. Tuttavia il grande interesse storico-archeologico della struttura spinge a ipotizzare un laboratorio, nelle adiacenze del tumulo di Camucia, in cui esporre mappe tattili della villa, sussidi relativi ai mosaici in essa rinvenuti ed eventualmente un plastico apribile della villa e di come era in origine.

La localizzazione presso l’ultimo tumulo segue la logica diacronica che pone la villa, romana, dopo i monumenti di epoca etrusca. La costituzione di un percorso di visita chiuso deriva dalla necessità di proporre agli utenti non vedenti e ipovedenti, che organizzano questo tipo di escursioni in gruppo e non individualmente, una durata e un piano di visita definiti; ciò non toglie, in ogni caso, la possibilità di costituire moduli accessori inseribili nel percorso base, secondo le richieste dell’utenza.

La visita del museo costituirà la prima tappa del percorso, ma dovranno risultare esperienze scindibili e modulari. Nel caso che la visita al parco segua quella del museo non sarà necessaria la lezione presso Porta Guelfa.

8.2 Agibilità

Elementi necessari alla fruizione dell’ambiente da parte dei non vedenti sono:

  1. Presenza di una pavimentazione priva di ostacoli

Questo requisito non è soddisfatto da nessuno dei siti. Poiché non si può ipotizzare di agire sulla pavimentazione originale per il suo valore storico, si può tuttavia ipotizzare il posizionamento di una pavimentazione removibile collocabile in occasione delle visite tattili. Tali “sentieri percorribili” dovranno avere dimensioni tali da permettere il passaggio di due persone affiancate e avere elementi che facciano percepire al non vedente il confine di tali sentieri.

  1. Assenza di strettoie e spazi angusti

All’interno di ciascun sito è probabile trovare ostacoli o strettoie. Il tipo di esplorazione all’interno di ciascun sito sarà calibrato in base a questi elementi. Nel caso in cui il tumulo risulti accessibile, come il Sodo I, sarà interessante strutturare la visita all’interno dello stesso. La presenza di iscrizioni sulle pareti degli ambienti interni suggerisce di introdurre l’argomento della scrittura etrusca. Sulla parete opposta a quella che contiene l’epigrafe, potrebbero essere collocati supporti che riproducono i caratteri dell’alfabeto etrusco con accanto la lettera corrispondente, in braille. Nel caso di siti non esplorabili all’interno, come il Sodo II, la visita si svilupperà all’esterno, in ambienti attigui. Tali ambienti, oltre a conformarsi come luoghi di approfondimento, conterranno i punti di sosta e i servizi.

  1. Accorgimenti per raggiungere il sito

In ogni sito dovrà essere studiato con attenzione il tratto di collegamento tra strada e monumento.

Questo problema interessa soprattutto la Tanella di Pitagora: la diversa quota tra strada e tomba dovrà essere risolta in maniera opportuna. Nel caso in cui venga creata una scala, questa dovrà essere preceduta da uno spazio di attesa in cui sia possibile lo sbarco e il reimbarco sulla navetta, senza  rischi per l’utenza nonché l’altezza per chi non è interessato a visitare la tomba; gli scalini dovranno avere l’alzata di circa 17,50 cm, e comunque inferiore a 18,00 cm. Il materiale utilizzato dovrà essere conforme a un impiego all’esterno. Alla base della scalinata una mappa tattile dovrà indicare la lunghezza della scala e il percorso per raggiungere la tomba.

8.3 Collegamenti

Quello dei collegamenti è un tema decisivo nella creazione di un percorso aperto ai non vedenti: limitarsi ad analizzare i siti secondo una concezione puntiforme porta inevitabilmente a studiare un sistema teorico che, sul piano pratico, è destinato a fallire. I siti che costituiranno il parco andranno letti come un’unità multisistemica, in cui l’individualità del singolo sito non preclude un suo rapporto osmotico con gli altri.

Il progetto preliminare redatto dal Comune di Cortona già ipotizza la modifica del corso del canale e la creazione di un nuovo asse al fine di unire i due tumuli del Sodo.

Ai collegamenti fisici, andrà comunque sovrapposto un sistema connettivo costituito da navette, parcheggi scambiatori e piazzole di sosta, che permettano lo spostamento tra i vari siti, in quanto le distanze non consentono di ipotizzare percorsi pedonali.

L’organizzazione e l’efficienza di questo sistema saranno elementi necessari e decisivi nell’ipotesi di un parco aperto agli individui svantaggiati. Tale rete connettiva dovrà attenersi ai seguenti parametri:

Parcheggi scambiatori

Dovranno essere affiancati da aree di sosta ed essere adiacenti al sito archeologico in modo tale da  ridurre i tratti di percorrenza a piedi.

Sistema viario

Dovrà essere studiato un tragitto che riesca a toccare i vari siti in modo rapido e lineare, per evitare il senso di disorientamento nei non vedenti. Essi, tuttavia, dovranno sempre essere informati sugli spostamenti che saranno fatti, a monte della visita, nella saletta della didattica presso Porta Guelfa.

Bus – Navette

E’ superfluo, in questa sede, soffermarsi sulle caratteristiche tecnologiche dei mezzi, che dovranno ovviamente venire incontro alle necessità di un’utenza svantaggiata.

Sistema informativo

Nei singoli siti, un pannello tattile, posizionato all’ingresso, mostrerà la posizione dello stesso sito all’interno del percorso generale, in maniera tale da far conoscere al non vedente non solo la tappa successiva, ma anche la propria posizione e il tragitto percorso.

8.4 Problematiche metereologiche

Quando si studia la strutturazione di uno spazio aperto, un problema da prendere in considerazione è quello dei fenomeni meteorologici e della loro influenza sul progetto, ancora più importante nel caso in cui ci si rivolga ad un’utenza con handicap fisici.

Coperture e tettoie

Le zone di sosta, i percorsi, le scale e le rampe dovrebbero essere coperte in modo da evitare, in caso di pioggia, problemi negli spostamenti.

Sussidi didattici

I sussidi didattici e le aree destinate all’aggregazione di più persone in occasione di spiegazioni o esplorazioni tattili, dovranno essere schermate dal vento, in modo tale da permettere il corretto svolgersi della didattica.

Ambienti riparati

Nei mesi freddi la temperatura non permette l’esplorazione di sussidi od opere posizionati all’esterno, quindi, se si vuole tenere aperto il parco nei mesi invernali, dovranno essere creati gli spazi chiusi attrezzati per sostituire quelle parti di visita rese impossibili dalle condizioni climatiche.

La presenza del museo in questo senso offre molteplici soluzioni.

8.5 Acustica

L’acustica dell’ambiente e la sua qualità sono fondamentali quando ci si prefigge come obiettivo la comunicazione. Ciò è ancora più importante nel rapporto con un non vedente: egli infatti trova nella comunicazione orale la fonte principale di informazioni.

In un parco le problematiche legate all’acustica sono essenzialmente due:

Acustica degli spazi esterni

All’esterno si dovrà porre particolare attenzione a curare l’acustica degli spazi in cui si ipotizza di inserire sussidi didattici. Non dovranno esserci rumori esterni eccessivi, al contrario l’ambiente dovrà essere raccolto in modo da stimolare la concentrazione (barriere di siepi, muretti). Lo spazio dovrà essere strutturato in modo da permettere l’esposizione orale di informazioni a un gruppo di uditori senza che la voce si disperda.

Acustica degli spazi interni

All’interno dei tumuli saranno scelti degli spazi in cui sviluppare dei punti di sosta, quando le dimensioni lo rendano possibile Tali spazi dovranno essere scelti in base alla risonanza e allo sviluppo delle onde sonore al loro interno, in modo da evitare la formazione di echi. L’acustica andrà studiata non solo come problematica legata agli spazi di azione, ma anche come strumento accessorio di arricchimento informativo.

Sistemi audio, posizionati lungo il percorso o all’interno dei tumuli, possono diffondere musiche o poesie che funzionino sia come stimolo mentale per il visitatore in genere, sia come ulteriore elemento di guida lungo i tragitti pedonali per il non vedente. Questa funzione di guida, integrandosi alla fruizione da parte del vedente, porta al superamento del concetto di diversità.

8.6 Sistemi di ausilio ai disagiati fisici

La volontà di creare un sistema fruibile da tutti, che non evidenzi le diversità, porta a cercare, quando questo è possibile, elementi ausiliari, che non appaiano direttamente ed unicamente rivolti ad una minoranza di visitatori. La ricerca di strumenti che uniscano alla funzionalità un plusvalore estetico, diventa elemento innovatore. Tale studio si apre a tutti i campi, dai sussidi didattici alle guide nei percorsi didattici.

Pavimentazioni

L’impiego di pavimentazioni con texture diverse, associate a cromie diversificate, permetterà di tracciare percorsi guida fruibili da tutti.

Piantumazione

L’utilizzo di siepi e aiuole odorose, può essere associato a diversi tipi di spazi in modo da essere riconoscibili anche da parte di un non vedente. Lunghe siepi di rosmarino possono perimetrare i sentieri, che conducono al tumulo; aiuole di iris saranno associate agli spazi di ritrovo, mentre giochi d’acqua richiameranno con il loro rumore l’utenza verso luoghi di ristoro. Alte e profumate siepi d’alloro fungeranno da barriera, separando gli spazi destinati alla didattica. L’insieme di queste piante sarà evocativo dell’antico paesaggio etrusco e concorrerà ad una volontà di integrazione con l’ambiente esistente.

Mappe tattili

Le mappe tattili e le didascalie in caratteri Braille saranno realizzate su supporti trasparenti (Plexiglass o preferibilmente P.M.M.A., più resistente agli effetti atmosferici), per essere sovrapposte a tavole in bianco e nero, rappresentanti i medesimi soggetti e didascalie, leggibili dai vedenti e dagli ipovedenti.

8.7 Spazi architettonici

Il sistema del parco archeologico necessita al suo interno di spazi accessori, collocabili sul territorio in funzione dell’utilizzo e dei tragitti di collegamento.

Servizi

All’interno del percorso archeologico andranno dislocati punti di ristoro dotati di servizi, che necessariamente assumeranno la forma di spazi architettonici. Poiché ciò contrasta con la necessità di mantenere integri i siti archeologici, essi andranno posizionati in maniera tale da non avere carattere invasivo, pur rimanendo nelle vicinanze del sito, per non creare barriere ai non deambulanti.

Nel caso non sia possibile coniugare le due esigenze, si può ipotizzare una tappa finale (Tumulo di Camucia) in cui sviluppare un punto di ristoro accogliente, mantenendo nei siti restanti solo la collocazione dei servizi di base.

Punti di sosta

Sono necessari in corrispondenza dei piazzali di sbarco della navetta. Tali operazioni dovranno infatti avvenire nella massima tranquillità e sicurezza per gli utenti.

Punti di incontro

In corrispondenza dei vari siti è necessario trovare un ambiente in cui ospitare i sussidi didattici e fornire le spiegazioni. Questi dovrebbero essere coperti e appartati dai flussi di utenza.

Laboratori

Il museo non è più un luogo solo dove c'è cultura, ma si fa cultura, da qui l'esigenza di creare laboratori didattici che attraggano un numero sempre maggiore di pubblico, anche attraverso nuove iniziative che promuovano i beni culturali presenti nel paese.

I laboratori sono fondamentali per le visite didattiche a scolaresche ma possono anche essere un luogo creativo e riflessivo per tutti, dove si possono approfondire i metodi di realizzazione delle opere esplorate, i materiali e gli strumenti utilizzati, un momento dove l'utente è attore e non subisce solo il museo e le opere esposte. Il laboratorio è un ambiente polifunzionale in cui è possibile svolgere lezioni, atelier, ecc. Esso dovrà contenere tavoli per lo sviluppo della manualità e l’esplorazione di sussidi, nonché sedie nel caso di brevi conferenze.

Spazialmente è stata individuata, come sede migliore per la sua collocazione, la “Volta a botte” presso Porta Guelfa. La luminosità è un requisito fondamentale degli spazi rivolti ad ipovedenti: lo spazio prescelto, oltre a rispondere a questo parametro, si trova nei pressi del museo ed è contemporaneamente accessibile dalla strada esterna alla cinta muraria dove è presente un grande parcheggio. Questa posizione lo rende integrabile sia con il museo, sia con il parco, con i quali costituisce un sistema unitario.


8.8 Il Museo

Il parco archeologico di Cortona e il costituendo museo sono da ritenersi un unico percorso storico integrato, predisposto sul territorio comunale. Il museo sarà proposto come momento di approfondimento rispetto alle tematiche affrontate nel parco.

La richiesta del museo archeologico di Cortona deriva da una richiesta sempre più ampia di aprire i musei anche a chi prima, per fattori culturali, strutturali, senso percettivi ne era sempre stato escluso.

Le visite guidate tattili al museo sono lo strumento privilegiato attraverso il quale il non vedente può avere un accesso diretto e personale all’opera d’arte (scultorea o architettonica).

Le indicazioni generali per la progettazione di un Museo per tutti ed in particolare pensato per assolvere alle esigenze di un'utenza non vedente ed ipovedente, provengono dalla decennale esperienza V.A.M.I. nella guida e progettazione di itinerari didattici tattili.

Indicazioni di progetto

La progettazione di un museo per disabili visivi deve seguire quelle norme ormai codificate e legate all'illuminazione, acustica e soprattutto facilità di movimento negli ambienti, che corrisponde ad un percorso da effettuarsi in totale tranquillità e sicurezza. Attualmente alcuni di questi parametri non sono rispettati, ma sono in progetto le modifiche opportune per adeguare il museo.

Mappe tattili

Le mappe tattili sono fondamentali per l’orientamento e per la comprensione dell’ambiente circostante. Perciò e necessario che ci sia una mappa complessiva del museo nella hall con evidenziato il percorso. Invece in ogni ambiente espositivo saranno installate mappe rappresentanti: il percorso, l'entrata e l'uscita, la distribuzione della localizzazione delle opere originali, calchi e plastici. La legenda deve poi specificarne il nome l'epoca e la possibilità o meno di toccarle.

Aree di sosta

Ci sono delle difficoltà oggettive (mobilità, concentrazione, ecc.) ad una percorrenza continuata di tutto il percorso museale da parte di alcune fasce di pubblico Quindi le salette multimediali possono anche diventare punti di sosta nelle quali vi sia l’integrazione dei supporti video con strumenti audio atti ad approfondire le tematiche affrontate ed a esplicitare i collegamenti con l’intero sistema archeologico territoriale. Questo può avvenire anche attraverso letture tratte da documenti romani, oppure citazioni storiche sul territorio possono diventare un elemento di stimolo al proseguimento dell’itinerario cortonese

La guida

E’ importante l’idea di creare guide che operano comunemente nel museo e anche per pubblico con handicap, non esterni che vengono all’interno del museo, ma inseriti nello stesso. La diversità diviene parte della norma.

La scelta di prediligere la figura della Guida all’impiego di strumenti tecnologici quali audioguide deriva dalla richiesta, che spesso viene dall’utente non vedente o ipovedente, di utilizzare la visita non solo come opportunità di sviluppare le proprie conoscenze o di fare un’esperienza tattile unica, ma anche come occasione di instaurare un rapporto umano.

Il percorso didattico

Il percorso didattico deve essere considerato quell'insieme di opere, plastici, materiale tiflotecnico, atto ad una completa comprensione del Museo, in questo caso della società e della storia degli Etruschi.

Il percorso deve avvenire in modo adeguato alle esigenze dell'utente con deficit visivo, ma senza escluderlo e separarlo dalle altre fasce di pubblico. Perciò le tavole stampate e le copie devono essere ben fatte per le mani ma anche belle da vedere, realizzate con l'intento di essere stimolanti per tutti, così da favorire una buona occasione di collaborazione e confronto nell'apprendimento. L'itinerario tattile non può essere considerato limitato ai soli non vedenti e ipovedenti, ma deve essere di arricchimento al museo e quindi si rivolge a tutte le fasce di pubblico.

Requisiti

La realizzazione del materiale tiflotecnico è strettamente legato al senso che domina una visita al museo, il tatto. Il tatto è il senso che viene utilizzato durante un'esplorazione. Il tatto permette la conoscenza di quasi tutte le proprietà degli oggetti, ma ha un campo percettivo molto esiguo. Riconosce elementi quali forma, grandezza, localizzazione spaziale (direzione e distanza), texture, rigidità dei materiali, peso, temperatura.

Le opere

La realizzazione di riproduzioni o calchi, qualora non siano esplorabili gli originali, deve tenere conto di un’aderenza al modello originale sia nelle forme che nei materiali, anche quando questi siano stati ridotti di scala. Se si perde il piacere di toccare l’opera che è direttamente scaturita dall’artista, non si può anche avere una copia scadente e non equiparabile all’originale; infatti si andrebbero a perdere alcuni elementi essenziali nella comprensione dell’opera, oltre a produrre un senso di disagio e sconforto nell’utente. Il fatto di essere una copia, possibilmente da affiancare all’originale, può essere un’esperienza tattile interessante anche per i bambini e le scolaresche.

Ogni opera deve essere accompagnata da una dettagliata ma non prolissa descrizione in braille per i non vedenti e in carattere grande, nero su sfondo bianco, per gli ipovedenti. La descrizione deve poter permettere all'utente di sentirsi indipendente nell'esplorazione, quindi ogni terminologia tecnica deve essere spiegata chiaramente.

I plastici

Le architetture delle tombe etrusche e dell'altare, della villa romana sembrano precluse a chi non può vedere, ma basta un semplice modellino per renderle a portata di tutti. I modellini sono sempre stati realizzati in fase di progetto per rendere più comprensibile una struttura, riportarli per essere toccati ed esplorati, sebbene possa apparire una grande novità, in fondo è abbastanza banale. Ovviamente in fase di trasposizione da plastico a carattere visivo a carattere tattile devono essere rispettati una serie di parametri, ormai consolidati, per la comprensione del modello:

-          Orientamento

-          Rappresentazione in scala

-          Dimensioni

-          Materiale

-          Legenda

Il materiale tiflodidattico

Il materiale tiflodidattico (per esempio tavole che riproducono la pianta del territorio, dei siti da dove sono state prelevate le opere), hanno una funzione propedeutica alla visita guidata e devono seguire i medesimi parametri delle opere e dei plastici riprodotti. [2]

8.9 Il percorso tattile all’interno del Museo Archeologico di Cortona [3]

Il nuovo Museo Archeologico di Cortona sorgerà all’interno dei sotterranei di Palazzo Casali a Cortona; attualmente i locali in questione sono ancora in via di ristrutturazione, ma comunque esiste un progetto dettagliato che descrive la sistemazione delle varie sale con il relativo allestimento e la collocazione delle opere. Su questo progetto è  stato pensato un percorso tattile per non vedenti e ipovedenti, un percorso che possa essere di approfondimento alla visita del futuro parco archeologico, poiché gran parte dei reperti che prenderanno posto nel museo sono stati ritrovati nelle tombe etrusche sparse sul territorio di Cortona.

Il percorso si svolge su due piani e presenta non pochi ostacoli sia per un pubblico non vedente o handicappato motorio, sia per l’affluenza di un pubblico standard; questi problemi sono dovuti ad una caratteristica intrinseca del museo stesso, quella di trovarsi in un edificio storico nato non come museo ma costruito per un’altra funzione. Il percorso museologico segue un andamento storico, dai primi ritrovamenti di epoca villanoviana sul territorio di Cortona, ai reperti di epoca romana.

All’interno di questo percorso definito si sono scelte delle opere significative per ogni epoca, in modo che ogni pezzo che verrà riprodotto per i non vedenti, potrà essere usato anche per una maggiore comprensione nelle visite delle scolaresche o per visite guidate standard.

All’ingresso dovrà essere presente una mappa tattile del museo che illustri tutto l’itinerario percorribile e il punto in cui il visitatore si trova; questa piantina è utilissima non solo per il non vedente ma per tutto il pubblico.

Nella prima sala troverà posto il plastico della Capanna Villanoviana (PL2), che illustrerà il tema della nascita della città, dovuto al recente ritrovamento in Via Vagnotti, in pieno centro storico, di una serie di buchi di palo e di materiali archeologici pertinenti ad una capanna villanoviana. La ricostruzione permette di apprezzare la tipologia delle abitazioni in uso nell’VIII secolo a.C., costituita da capanne con scheletro ligneo e copertura in paglia.

Il plastico dovrà essere realizzato secondo precisi criteri, dovrà essere piacevole alla vista, ma soprattutto dovrà rispettare le proporzioni dell’originale in modo tale però da poter essere compreso nell’apertura delle braccia. Infatti l’oggetto deve essere compreso facilmente in tutta la sua dimensione e forma ed ogni particolare dovrà essere apprezzato con i polpastrelli delle dita; queste semplici norme sono valide per tutte le riproduzioni.

Si prosegue passando per la seconda stanza dove è prevista una sala multimediale, saliti pochi scalini attraverso un passaggio stretto troveremo una nicchia sulla destra, nella quale sarà collocata la statua dell’Aruspice.

Come esplorare l’opera: evitare il sorgere di distrazioni inutili che affaticano i fruitori, accompagnare il visitatore sempre di fronte alla scultura, calcolare il tempo necessario affinché si sviluppi quell’elemento di reciprocità propria del tatto, tra la mano e l’oggetto toccato. Iniziare l’esplorazione sempre dall’alto, una mano del fruitore resterà ferma in un punto, di riferimento, mentre l’altra procede nell’esplorazione. Permettere al fruitore di scoprire la postura e i particolari facilmente rilevabili, invitare il non vedente ad assumere egli stesso l’atteggiamento della statua basandosi sul ricordo dell’esplorazione tattile.


SCHEDA DIDATTICA 1

Nome dell’opera

Aruspice

Epoca

 

Materiale e dimensioni

Calco dall’originale in bronzo

Provenienza

 

Collocazione

(E1) nicchia

Soggetto/tematica

Tema: la religione etrusca

Il calco riproduce a grandezza quasi naturale la figura di un aruspice, sacerdote etrusco specializzato nel trarre auspici attraverso l’esame delle viscere degli animali, specialmente il fegato degli ovini, sul quale si vedevano riprodotte immaginariamente le stesse divisioni del templum caeleste (ogni settore era cioè dedicato ad una specifica divinità ed ogni anomalia che ivi compariva aveva un preciso significato).

Storia e osservazioni sull’oggetto

Numerosi indizi portano a ritenere che a Cortona fosse viva in età etrusca, ma anche successivamente dopo la conquista romana, una scuola di aruspicina e comunque che la città abbia mantenuto un ruolo di prim’ordine nella conservazione e propagazione della  religione tradizionale. Da un lato il fatto è indicativo che al momento dell’inserimento dell’Etruria nella compagine dell’Italia romana a Cortona fu attribuita la stessa tribù di Tarquinia, anch’essa riconosciuta come città-chiave nel mito delle origini del popolo etrusco. Dall’altro il fatto che la figura dell’aruspice compare su una serie di probabili monete cortonesi, cosiddette “del sacrificio”, poiché ripetono sul diritto una testa di aruspice e sul rovescio il coltello e l’ascia del sacrificio.

Passato un corridoio si arriva nella grande sala 3 nella quale sarà collocata una pianta di Cortona antica (PL3), che illustrerà il tema dell’urbanistica delle città etrusche.

Con il V secolo a.C. la città ed il territorio di Cortona appaiono pienamente formati. Dobbiamo tuttavia attendere il IV secolo a.C. perché la città acquisti una sua leggibilità, rappresentata dalle mura cittadine, in gran parte inglobate nella cinta muraria medievale del XIII secolo. Le mura etrusche realizzate con un percorso di oltre 3 km sono formate da blocchi di arenaria rozzamente squadrata posti in opera a secco con riempimenti a scaglie, costituiscono un perimetro coincidente con l’area dell’attuale Santuario di S. Margherita e della Fortezza medicea. La porta della città e l’unica rimasta di età etrusca, è la Porta Bifora, dalla quale partiva una direttrice in direzione di Arezzo. Altre porte dovevano essere presenti nelle mura di fronte alla Chiesa di S. Domenico (convenzionalmente chiamata Porta Perugina) e vicino a Porta Montanina (convenzionalmente chiamata Porta Tiberina). Un'altra porta doveva trovarsi lungo il lato orientale della città, nel punto in cui le mura fanno una vistosa rientranza.

Nella stessa sala verrà sistemato anche il plastico del Tumulo di Camucia (PL4) per descrivere il tema di Cortona nel periodo arcaico. I tumuli sono delle grandi tombe gentilizie che testimoniano il potere raggiunto dalle ricche famiglie che dominavano il territorio di Cortona.

Nella sala si trovano gli oggetti che sono stati ritrovati in queste tombe o comunque riferibili allo stesso periodo. Per l’itinerario ne sono stati scelti alcuni tra i più significativi.


SCHEDA DIDATTICA 2

Nome dell’opera

Aryballos (vaso per unguenti)

Epoca

VII secolo a.C.

Materiale e dimensioni

ceramica

Provenienza

tomba A, Tumulo di Camucia

Collocazione

Sala 3

Soggetto/tematica

Tema: cosmesi

Si tratta di un vaso per unguenti in ceramica etrusco corinzia, databile fra il 625 e il 675 a.C. Il vaso ha un collo molto stretto mentre la parte inferiore è tondeggiante, e presenta due pantere affrontate a vernice bruna su fondo chiaro.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Il vaso è indice della grande capacità di acquisto dei proprietari della tomba, che potevano assicurarsi preziosi aromi provenienti dalla Grecia contenuti all’interno di questi eleganti oggetti.

SCHEDA DIDATTICA 3

Nome dell’opera

Foculo

Epoca

Seconda metà del VI secolo a.C.

Materiale e dimensioni

Bucchero

Provenienza

Tumulo di Camucia

Collocazione

Sala 3

Soggetto/tematica

Tema: alimentazione

Il foculo è una sorta di braciere, al suo interno si trovavano una serie di oggetti in bucchero: tre vassoi, un simpulum (attingitoio), un cucchiaio, due palette, un Kyathos in miniatura, due piattelli, una piccola ciotola.

Tecnica di realizzazione (Il bucchero)

Il bucchero è una produzione ceramica tipicamente etrusca, usata sia all’interno delle tombe nel corredo funebre del defunto, sia come arredo della tavola in sostituzione del più raro e costoso vasellame in metallo. La colorazione nera è il risultato di un processo chimico che avviene durante la cottura; il bucchero può considerarsi il perfezionamento di una tecnica, in uso fino alla civiltà del bronzo, che aveva realizzato una ceramica di impasto nero lucido.

Dalla metà del VII secolo a.C. si produce il cosiddetto “bucchero sottile”, soprattutto nell’Etruria meridionale. Dalla fine del VII secolo a.C. si hanno reperti con pareti più spesse decorati con stretti fregi impressi con cilindretti fatti ruotare sulla superficie del vaso non ancora cotto. Fra il VI e il V secolo Chiusi diventa il massimo centro di produzione del “bucchero pesante”, con pareti spesse e una ricca ornamentazione. Con la prima metà del V secolo a. C. termina la produzione di vasi in bucchero.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Il foculo, probabilmente di fabbrica chiusina, è un chiaro richiamo al momento della mensa, forse in connessione con il pasto funebre in onore del defunto ma, al di là dell’uso specifico, è un chiaro esempio di utensili impiegati nella vita quotidiana. Far osservare come la fattura di questi oggetti antichi sia così simile agli utensili quotidiani odierni.

SCHEDA DIDATTICA 4

Nome dell’opera

Letto funebre

Epoca

Seconda metà VI secolo a.C.

Materiale e dimensioni

tufo

Provenienza

Tumulo di Camucia

Collocazione

Sala 3

Soggetto/tematica

Tema: riti funebri

Il letto funebre, costituito da un grosso parallelepipedo, è formato da tre blocchi di tufo, la decorazione sul lato principale presenta una serie di otto personaggi femminili rappresentati alla maniera ionica nell’atteggiamento classico del lamento funebre (si stanno battendo il petto). Le figure sono scolpite nella pietra a rilievo.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Il letto funebre venne interpretato dai primi rinvenitori come limite sacro della tomba, ma è probabilmente una sorta di ara sopra la quale venivano adagiate offerte funerarie.

SCHEDA DIDATTICA 5

Nome dell’opera

Attingitoio

Epoca

Prima metà del VI secolo a.C.

Materiale e dimensioni

bucchero

Provenienza

Tumulo di Camucia

Collocazione

Sala 3

Soggetto/tematica

Tema: simposio

Si tratta di una tazza con un solo manico, utilizzata per attingere vino dal cratere, in bucchero nero.

Storia e osservazioni sull’oggetto

I riti funebri avevano una grande importanza nella civiltà etrusca, le pratiche del funerale consistevano nell’esposizione del cadavere al compianto del pubblico, alle lamentazioni di donne ed infine al corteo funebre che si concludeva nel banchetto davanti alla tomba.


SCHEDA DIDATTICA 6

Nome dell’opera

Oinocoe a fasce

Epoca

 

Materiale e dimensioni

argilla

Provenienza

Tomba di Camucia

Collocazione

Sala 3

Soggetto/tematica

Tema: simposio

Si tratta di un vaso per versare il vino all’interno delle kylikes (tazze con due manici), con decorazione a fasce di vernice rosso-arancio su sfondo costituito da argilla giallo-ocra.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Anche questo vaso faceva parte degli oggetti che servivano per il simposio, il banchetto funebre.

Far notare al fruitore, come la forma del vaso sia del tutto simile alle brocche in ceramica che usiamo attualmente.

Il vaso dovrà essere riprodotto nelle dimensioni reali e per far sentire al non vedente la decorazione a fasce, si potrebbero mettere a rilievo con del piombo le semplici decorazioni, oppure pensare a delle texture diverse per i due colori.

SCHEDA DIDATTICA 7

Nome dell’opera

Olla stamnoide

Epoca

620-600 a.C.

Materiale e dimensioni

Ceramica

Provenienza

Tomba di Camucia

Collocazione

Sala 3

Soggetto/tematica

Tema: alimentazione

Il contenitore ha la forma di un grosso vaso panciuto, che doveva servire presumibilmente a contenere granaglie, depositate come pasto funebre all’interno della tomba.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Il defunto dopo la morte aveva bisogno di tutto il necessario per affrontare la vita dopo la morte, per questo venivano messi dentro la tomba viveri e provviste.

Il percorso prosegue nell’ultima sala del primo livello, nella sala 4 oltre ad essere esposti alcuni reperti della tomba B del Tumulo di Camucia, vi saranno due plastici del Tumulo I del Sodo (PL 6 e 7) ad illustrare il tema di Cortona in periodo arcaico.

Nella stessa saletta si troverà anche il calco di un’iscrizione etrusca trovata nel Tumulo del Sodo; l’incisione si trova sull’architrave della porta di comunicazione tra le due camere di sinistra e riporta scritto il nome di una coppia vissuta nel II secolo a.C. (arnt mefanate e velia hapisnei). La famiglia mefanates, di chiara origine chiusina, era una famiglia emergente di età ellenistica, che si appropriò del Tumulo I di età arcaica con il chiaro intento ideologico di riallacciarsi al ruolo egemone che, avevano avuto, in età arcaica, gli originari proprietari dei tumuli.

Per proseguire il percorso bisogna ritornare indietro nella sala 3, passare davanti alla statua dell’Aruspice e scendere al secondo livello. Si arriva nella sala 6 dove verrà esposta la produzione etrusca in bronzo.

SCHEDA DIDATTICA 8

Nome dell’opera

Statuetta del guerriero di Brolio

Epoca

Inizio del VI secolo a.C.

Materiale e dimensioni

Bronzo

Provenienza

Brolio (Castiglion Fiorentino)

Collocazione

Sala 6

Soggetto/tematica

Tema: l’esercito etrusco

La statuetta di guerriero, in bronzo, ha un equipaggiamento politico (elmo, corazza, lancia). La testa del soldato è girata da un lato, una gamba è leggermente spostata in avanti nell’atteggiamento di camminare, il braccio destro è alzato a sollevare la lancia, mentre il sinistro è piegato ad angolo e probabilmente doveva impugnare uno scudo, oggi perduto. Per la presenza di un perno sulla sommità dell’elmo doveva presumibilmente essere uno dei supporti di un perirrantherion (grande bacino lustrale). L’iconografia esprime felicemente uno degli aspetti su cui si basava il potere delle aristocrazie terriere di età arcaica, quello militare.

Storia e osservazioni sull’oggetto

La scultura fu rinvenuta, insieme a numerosi altri bronzi, all’interno di una stipe in località Brolio (Castiglion Fiorentino) nel 1863, nel corso dei lavori di bonifica della Valdichiana.

SCHEDA DIDATTICA 9

Nome dell’opera

Statuetta di Culsans

Epoca

Prima metà del II secolo a.C.

Materiale e dimensioni

Bronzo

Provenienza

Pressi della Porta Bifora

Collocazione

Sala 6

Soggetto/tematica

Tema: il pantheon etrusco

La piccola statuetta raffigura Culsans, la divinità a due teste che corrisponde al Giano dei romani. La figura tiene la mano destra sul fianco e la sinistra protesa in avanti, forse teneva qualche cosa. Culsans è in atteggiamento di riposo, il piede destro è leggermente sollevato, la figura è nuda tranne i piedi, rivestiti da calzari. Sulla gamba destra è incisa un’iscrizione.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Il bronzetto fu scoperto in un piccolo deposito votivo negli scavi che vennero praticati, nel 1847, per la realizzazione del Campo Boario prospiciente la porta Bifora. Il deposito era collocato in una cassetta di tegole contenente due statuette bronzee, dedicate da un vel cvinti, a Culsans e a Selvans. Le due statuette, databili all’epoca della costruzione della Porta Bifora, risultano così connesse al culto della porta ed a quello del passaggio, dal momento che corrispondono l’una, come già detto, allo Ianus romano, cui era affidata la protezione della porta e dello spazio interno e civilizzato della città e l’altra, munita di copricapo a testa di animale selvatico, identico al Silvanus romano, che provvedeva alla cura della natura selvaggia all’esterno della città.

Nella stessa sala verrà sistemato il calco dell’epigrafe di Uni Curtum, per spiegare l’origine del nome di Cortona. L’iscrizione incisa su una base bronzea di una probabile statuetta pone in connessione la divinità Uni con la città di Curtun. Apprendiamo così il nome etrusco della città, variamente nominata in greco (Cortona, Gortynai, Kroton) e in latino (Corythus). Quanto all’origine della città, essa era tradizionalmente connessa al ciclo dell’eroe mitico Dardano, che aveva lasciato l’Etruria per la Troade, citato da Servio come fondatore di Corithus dopo una vittoria sugli Aborigeni.

Si prosegue nell’attigua sala 7.

SCHEDA DIDATTICA 10

Nome dell’opera

Lampadario

Epoca

Metà del IV secolo a.C.

Materiale e dimensioni

Bronzo

Provenienza

Cortona

Collocazione

Sala 7

Soggetto/tematica

Tema: la bronzistica etrusca

Si tratta di uno dei massimi capolavori della bronzistica etrusca. La fascia esterna corrispondente al lato inferiore dei beccucci che è ornata con figure alternate di sileni e di arpie o sirene; segue una fascia con onde stilizzate, sulle quali guizzano i delfini; nella fascia più interna vi è una serie di cacce di animali, con quattro gruppi di due fiere che assaltano un animale più debole; al centro, infine, circondato da una corona di serpentelli, è il gorgoneion, con la bocca spalancata e la lingua pendente. Alternate ai beccucci, in cui ardeva la fiamma, sono sedici protomi di Acheloo, la divinità fluviale greca.

Storia e osservazioni sull’oggetto

 Il lampadario, rinvenuto nel 1840 nei dintorni di Cortona in località Fratta, era destinato ad un edificio sacro. Lo stile e la complessità della decorazione lasciano supporre che sia uscito da un’officina dell’Etruria interna centro-settentrionale. Il lampadario dovette avere una seconda dedica intorno al II secolo a.C., ad opera della famiglia Musni, come testimonia una targhetta in bronzo rinvenuta assieme al lampadario e attaccata ad esso con un dei chiodi che ancora sono visibili sui beccucci.

Nella sala 7 verrà collocato anche il plastico del Tumulo II del Sodo, comunemente noto con il nome di Melone II del Sodo,  che si trova sulla sponda destra del rio Loreto.

Passato un corridoio si arriva nella sala 8.


SCHEDA DIDATTICA 11

Nome dell’opera

Tabula Cortonensis

Epoca

Fine del III secolo inizi del II secolo a.C.

Materiale e dimensioni

Bronzo

cm 28,5 x 45,8

Provenienza

Le Piagge di Camucia

Collocazione

Sala 8

Soggetto/tematica

Tema: la lingua etrusca

La tavola è un documento iscritto con incisione su una lastra di bronzo. Su una faccia sono iscritte 32 righe (recto) mentre sull’altra faccia sono riportate 8 righe (verso).

Storia e osservazioni sull’oggetto

La tavola fu ritrovata nel 1992 in territorio cortonese. In un periodo successivo, venne spezzata intenzionalmente in otto parti. Il testo è un documento a carattere giuridico che parla di una transazione di terreni tra due famiglie, alla presenza di testimoni. Le parole presenti sono in gran parte nomi di persone.

SCHEDA DIDATTICA 12

Nome dell’opera

Porta Bifora

Epoca

Prima metà del II secolo a.C.

Materiale e dimensioni

Pietra

Provenienza

Cortona

Collocazione

Sala 8

Soggetto/tematica

Tema: l’architettura etrusca

La Porta Bifora o Ghibellina è l’unica delle porta monumentali della cinta etrusca di Cortona a noi oggi giunta; è stata preceduta da un ingresso ad unico fornice di cui lo scavo ha messo in luce le tracce.

Storia e osservazioni sull’oggetto

Nella prima metà del II sec. a.C. è stata realizzata la nuova porta a due fornici coperta ad arco con controporta verso l’interno; il bellissimo lastricato interno della controporta mostra il carattere cerimoniale della stessa cui giungeva la grande strada diretta alla principale delle necropoli ellenistiche della città. In epoca tardo-antica la porta è stata ristretta ad un unico fornice, quello settentrionale, e come tale è sopravvissuta attraverso le varie trasformazioni.

Il percorso si conclude, dopo aver attraversato le sale 9, 10 e 11, nella sala 12, nella quale verrà illustrato il periodo della conquista romana e i reperti relativi a questa epoca. Qui verrà sistemato un plastico o una piantina sulla ricostruzione della Villa romana di Ossaia (PL 11).


SCHEDA DIDATTICA 13

Nome dell’opera

Mosaico della Villa romana di Ossaia

Epoca

 

Materiale e dimensioni

Piastrelle di pietra

Provenienza

Villa romana di Ossaia

Collocazione

Sala 12

Soggetto/tematica

Tema: le ville rustiche romane

Il mosaico è una riproduzione fedele nelle dimensioni e nel colore di un mosaico della Villa di Ossaia. Il disegno rappresenta delle figure geometriche realizzate con tasselli bianchi e neri.

Storia e osservazioni sull’oggetto

La tecnica di realizzazione di questa riproduzione ha seguito fedelmente la tradizione antica: ogni tassello è tagliato a mano, per questo la superficie del mosaico è irregolare. Le piastrelle nere sono state disposte in rilievo rispetto a quelle bianche, per consentire al non vedente di distinguere il disegno geometrico e l’uso di due colori.

 

pdfALLEGATO CAPITOLO 8 - SCHEDE DIDATTICHE DELLE OPERE

 


[1] Il presente capitolo è opera del gruppo di lavoro VAMI (volontari Associati Musei Italiani).

[2] Si dà un elenco di Istituti fiorentini che si possono occupare della riproduzione e la stampa di materiale tiflodidattico: Istituto statale d’arte, Piazzale Porta Romana 9, (Il docente che si occupa dei calchi è il prof. Huber); Opificio delle pietre dure, Via Alfani 78, (dott. Stefano Francolini o  dott.ssa Giusti); Istituto per l’arte e il restauro - palazzo Spinelli, Borgo Santa Croce 10; Accademi di belle arti, Via Ricasoli 66; Liceo Artistico Firenze 1, viaa San Gallo 68; Stamperia Braille.

[3] Parte storica-archeologica delle schede a cura del dott. P. Giulierini.