![]() |
![]() |
Il recente ritrovamento in Via Vagnotti, in pieno centro storico, di una capanna villanoviana, sembra confermare che l'abitato protostorico di Cortona si è sviluppato esattamente nello stesso luogo centro dell’insediamento ellenistico e romano, dove ha continuato a vivere la città medievale e moderna.
La più antica documentazione archeologica successiva risale al primo venticinquennio del VI sec. a.C., quando appaiono i tre grandi tumuli del piano, quello di Camucia, posto sulla strada per Chiusi, e il Primo e il Secondo Tumulo del Sodo, posti sulla via per Arezzo. Queste emergenze attestano l’avvenuta formazione anche a Cortona di una ristretta classe aristocratica, cosciente del proprio ruolo regale e della propria egemonia sul resto della compagine sociale.
Con il V secolo a.C. la città e il territorio di Cortona appaiono pienamente formati, ma solo con il IV secolo a.C. la pianta cittadina acquista una piena leggibilità, grazie alla costruzione delle mura, realizzate in poderosa opera quadrata lungo un perimetro di oltre 3 chilometri, che ancora oggi costituiscono il segno tangibile di una straordinaria continuità della forma urbana tra l’età classica e la presente.
La porta urbica meglio nota è la Porta Bifora, a doppio fornice, indagata tra il 1986 e il 1990 nel corso dei lavori che ne hanno consentito il restauro e la riapertura. La Porta in seguito acquista il carattere di vera e propria “porta trionfale” di Cortona, dalla quale si dipartono due importanti vie, una diretta a Chiusi, l’altra ad Arezzo.
Il momento di maggior sviluppo della città coincide con gli anni che separano la guerra annibalica, che investe le immediate vicinanze di Cortona (la battaglia del Trasimeno è del 217 a.C.), e l’acquisizione della cittadinanza romana, nell’89 a.C.
Le vicende belliche, che in Etruria provocano la “liberazione” degli antichi servi, a Cortona lasciarono le grandi famiglie aristocratiche in posizione dominante e protagoniste di un nuovo periodo di fulgore della città. L’aristocrazia tardo–ellenistica interviene nell’urbanistica, nell’edilizia pubblica e nella sfera privata, soprattutto con realizzazioni di forte impatto ideologico, come i sepolcri. I membri di questo ceto vanno a rioccupare i grandi tumuli arcaici, oppure li imitano nelle nuove forme ellenistiche, attestate dalle superstiti “Tanella” di Pitagora, “Tanella Angori” e Tomba di Mezzavia.
Al momento dell’acquisizione della cittadinanza romana, il territorio di Cortona ha raggiunto una fisionomia ormai compiuta.
Le fonti letterarie ed archeologiche testimoniano che Cortona è un tranquillo municipium romano. Le evidenze edilizie più rilevanti sono costituite dalle grandi ville, di cui la più nota è quella di Ossaia, che alla fine della Repubblica entra in possesso della nobile famiglia perugina dei Vibii Pansae e che all’estinguersi di quest’ultima gens è annessa al fiscus imperiale, presumibilmente per lascito testamentario ai figli di Agrippa Caio e Lucio Cesari. La villa, il cui abbandono risale a dopo la metà del V sec. d.C., è ricca di pavimenti a mosaico, realizzati in un arco di tempo dal I sec. a.C. al IV sec. d.C.
Nel 1200 Cortona si erge a Comune come tante altre città, governata da un podestà e da un capitano del popolo. I cittadini di Cortona sono divisi tra Guelfi e Ghibellini e ben presto si alleano con i perugini per resistere al predominio aretino: hanno così inizio le rivalità con Arezzo. Nel 1232, alleati con i fiorentini, i cortonesi entrano vittoriosi in Arezzo e ne asportano le catene delle Porte, che attaccano alle loro in segno di trofeo. Ma nel 1258 gli aretini, con l’aiuto dei guelfi cortonesi, occupano Cortona, la saccheggiano e ne bruciano le cale. I cortonesi fuggiaschi nel 1261, con l’aiuto dei senesi e sotto la guida di Uguccio Casali, rientrano in Cortona per Porta Bacarellli, espugnandola agli aretini. E’ il 25 Aprile, festa di S. Marco, e da quel giorno l’evangelista è scelto come patrono di Cortona.
Altra data importante per Cortona è il 1325: papa Giovanni XXII, costatata l’impossibilità di una convivenza Cortona-Arezzo, crea la nuova diocesi di Cortona e il suo primo vescovo Ranieri Umbertini. Numerose le testimonianze culturali del periodo, fra cui il Laudario di Cortona, una delle più suggestive ed ampie raccolte di laude musicate. Dal 1325 al 1409 Cortona è retta dalla signoria della famiglia Casali, che lega il proprio nome anche alla costruzione dell’omonimo palazzo.
La storia di Cortona dal 1400 si fonde con quella di Firenze. Non emergono quindi episodi storici di grande rilievo, anche se nel 1509 l’assalto subito ad opera delle truppe imperiali, guidate dal Principe Filiberto d’Orange, costituisce un memorabile ricordo. Con lo stabilirsi del governo di Cosimo I Medici, e fino all’assoggettamento di Siena (1555), Cortona assume una rilevante importanza militare, che si materializza nella costruzione, sui resti della rocca medievale, della nuova fortezza medicea del Girifalco (1549), su progetto di Gabrio Serbelloni e di Francesco Lavarelli. A partire dalla seconda metà del XVI secolo Cortona è sede di Capitanato ed ha titolo e prerogativa di città. Fiorisce la vita artistica, culturale ed economica, come testimoniano monumenti, palazzi, chiese e pitture, opere di artisti del calibro di Luca Signorelli e Pietro Berrettini, e di architetti quali il senese Francesco di Giorgio Martini.
Il periodo della famiglia Lorena al comando del Granducato di Toscana si traduce, per l’intera Valdichiana, in una fase di grandi opere pubbliche e creazioni di infrastrutture. I Lorena, in primo luogo, legano il loro nome alle bonifiche dalle paludi, e alla successiva razionalizzazione degli spazi agrari, con l’edificazione di casali specializzati, che, dal nome del granduca Pietro Leopoldo, prendono il nome di “leopoldine”, e che ancora oggi caratterizzano, dal punto di vista tipologico, la piana cortonese.
Nel 1727 è fondata a Cortona l’Accademia Etrusca dai fratelli Marcello, Filippo e Ridolfino Venuti. Si tratta della prima istituzione scientifica che si è occupata del popolo etrusco, e da allora ha annoverato importanti personalità, da Voltaire a Winckelmann a Muratori, fino a Pallottino.
Opera meritoria dell’Accademia è stata anche la divulgazione di varie opere, tra cui la traduzione della famosa Enciclopedia di Diderot, curata da Filippo Venuti.
Il 1799 vede la città di Cortona sollevarsi contro i soldati francesi e polacchi mandati dai “Giacobini francesi” al grido di “Viva Maria”, dopo che Cortona è stata attaccata da quattromila soldati polacchi facenti parte degli eserciti di Napoleone. Con altrettanta decisione le popolazioni del territorio di Cortona partecipano, nel secolo seguente, ai moti risorgimentali, votando poi, nel plebiscito del marzo 1860, a favore dell’annessione del granducato di Toscana al regno di Vittorio Emanuele II.
Fin dal Rinascimento tutta l’area cortonese è stata oggetto di fecondi studi ed interessi culturali da parte di eruditi locali, collezionisti, studiosi e viaggiatori di tutta Europa. Già nel ‘500 il famoso artista e architetto Giorgio Vasari è in visita a Cortona alla Tanella di Pitagora.
Molti hanno anche lasciato una cospicua documentazione grafica, come Anton Francesco Gori, che pubblica alla metà del ’500 l’imponente opera Museum Etruscum con disegni di alcuni monumenti archeologici di Cortona.
Nel 1727 nasce a Cortona una delle massime istituzioni culturali italiane ed europee, l’Accademia Etrusca, fondata da Onofrio Baldelli e dai fratelli Venuti, che accentra molti studiosi, eruditi e collezionisti che rendono la città fra le più prospere intellettualmente e culturalmente nei secoli a venire, e tuttora attiva; inoltre l’Accademia ha creato e istituito il Museo dell’Accademia Etrusca, con collezioni archeologiche e artistiche fra le più importanti in Toscana.
Nel 1985, in occasione dell’Anno degli Etruschi, la Regione Toscana accoglieva la raccomandazione rivoltale dal Comitato Esecutivo Regionale del Progetto Etruschi, di attribuire compiti di promozione della ricerca, sostenuta da fondi regionali e locali, agli atenei che avevano preso parte alle attività dell'Anno degli Etruschi. Tra questi anche l'Università di Perugia, che aveva organizzato la mostra Case e palazzi a Siena, alla quale è indicata Cortona come territorio nel quale avviare un piano organico di ricerche, per ragioni di vicinanza e di opportunità: l'antica polis di Cortona e il suo territorio mancavano di un quadro di riferimento storico scientificamente fondato a fronte dello straordinario nucleo di tradizioni mitiche e semimitiche sulle origini della città. L'unico tentativo di sintesi, costituito dal volume Cortona etrusca e romana di Agostino Neppi Modona (due edizioni, 1925 e 1977), risultava infatti insoddisfacente.
Su questi presupposti, nel corso del 1987, l'Amministrazione Comunale di Cortona e l'Amministrazione Provinciale di Arezzo affidano all'Università di Perugia, nella persona del professor Mario Torelli, ordinario di archeologia greca e romana, l'avvio di un progetto di indagini sulla città antica di Cortona e sul suo territorio.
Lo spoglio della documentazione a stampa dei ritrovamenti a tutto il 1985 [1] e le prime attività di ricognizione e di scavo, fanno subito emergere le priorità della ricerca e della valorizzazione delle emergenze archeologiche.
Tra i monumenti urbani, viene per prima messa a fuoco la Porta Ghibellina o Bifora, uno straordinario documento di architettura monumentale etrusca, per la particolare tipologia a fornice gemino della porta. All'evidente interesse dell'accertamento della cronologia, al pari di quella delle mura, sostanzialmente ignote nonostante i saggi del Neppi, e della rimessa in luce del monumento, si aggiunge la sua potenziale condizione di snodo per una riqualificazione urbanistica di tutta la zona. Il lungo, difficile, oneroso lavoro di scavo e di ripristino della porta, durato dal 1987 al 1995, ha consentito il pieno raggiungimento di tutti questi obiettivi.
La ripavimentazione di due importanti strade nel centro storico, Via Dardano e via Vagnotti ha fornito l'altra eccezionale occasione di scavo urbano, che ha restituito l'edificio più antico di Cortona, una capanna dalle pareti in muratura a secco, posta trasversalmente nel salto di quota alla fine di via Vagnotti, realizzata alle soglie dell'età orientalizzante (VII secolo a.C.).
Nel corso degli stessi lavori, nella contigua Piazza Tommasi, emergevano le tracce di un edificio termale, indiziato da frammenti di pavimentazione musiva riadoperati attorno ad un pozzo. Il mosaico, realizzato in bianco e nero su alto supporto di cocciopesto, esibisce un bordo turrito ed un emblema centrale caratterizzato dal motivo ad onde marine, ed appare assolutamente identico, finanche per l'iscrizione dei magistrati, a quello scoperto nel centro dell’oppidum tarquiniese di Musarna, del cruciale II sec. a.C., a testimonianza eccezionale della precoce diffusione in Etruria sia della nuova tipologia edilizia termale, che dell'esistenza di maestranze itineranti di musivarii, che hanno decorato edifici fra loro assai lontani, come sono le terme di Musarna e quelle ora scoperte a Cortona.
Parallelamente alcuni importanti scavi venivano condotti nella città e nel territorio dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana.
In primo luogo si ricorda il ritrovamento sensazionale del Secondo Melone del Sodo, costituito dalla monumentale crepidine e dal grande altare a gradoni, preceduto da sculture allegoriche raffiguranti la lotta tra un uomo e un leone, e coronato da un motivo a palmette a giorno di schietta tradizione ionica.
Successivamente la Soprintendenza Archeologica della Toscana effettuava due ritrovamenti di estremo interesse per la storia della città. Il primo ritrovamento, realizzato in occasione di lavori edilizi a Camucia, nell'area dei Vivai Felici, qualifica Camucia come sede di un vicus di Cortona. Lo scavo ha restituito un'area sacra, nella quale sorgeva un tempio, di cui si sono trovate solo le terrecotte architettoniche (le prime note a Cortona), databili al II sec. a.C. La seconda scoperta si riferisce alla messa in luce, nel corso dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Casali per il nuovo museo, di un imponente muro di terrazzamento, che prosegue, sotto il cortile del palazzo, un cospicuo tratto da tempo noto nel caveau della Cassa di Risparmio di Firenze, adiacente al palazzo, e identificabile con un colossale muro di sostegno di una grande piazza di epoca etrusca e romana al centro della città, nella quale con tutta probabilità si deve riconoscere la sede del foro cittadino.
Parallelamente, le ricerche coordinate dal Professor Torelli ricostruivano la struttura dell'approvvigionamento idrico della città, una realizzazione anch’essa del II sec. a.C., dall'opera di presa per la captazione dell'acqua sorgiva, all'Alta di S. Egidio, nella montagna cortonese, al sistema di distribuzione interno nella città, attraverso una serie di monumentali cisterne, di cui due cementizie (una nel convento delle Clarisse, l'altra identificabile con le cosiddette terme di Bacco) e due in opera isodoma (una in Via Mazzuoli sotto il Palazzo Cerulli – Diligenti, l'altra presso la porta S. Agostino).
Nel territorio extraurbano, il sito della Tufa in località Ossaia è apparso subito come molto promettente, per la qualità e la quantità dei materiali di superficie e per la presenza del gigantesco rudere di una grande conserva d'acqua. Con l'appoggio finanziario del Comune, che si è accollato l'onere dell'ospitalità degli studenti canadesi e italiani autori dello scavo, dal 1992 ad oggi, sotto la direzione congiunta di Maurizio Gualtieri e di Helena Fracchia, archeologi dell'Università di Perugia e della canadese University of Alberta, sono state condotte dieci intense campagne estive, un’impresa di stretta collaborazione italo–canadese, che ha messo in luce porzioni significative di una grandiosa villa vissuta tra la fine della repubblica e l'età tardoantica, ricca di pavimenti musivi, uno dei complessi di epoca tardorepubblicana più notevoli dell'area etrusca, con scarsi riscontri nel panorama noto delle architetture delle ville.
Il logico approdo del lavoro di ricerca promosso negli ultimi quindici anni dall'Amministrazione locale e dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana, dal quale emerge un volto tutt'affatto nuovo della città e del territorio antichi, è costituito dal nuovo Museo della Città Etrusca e Romana, in via di allestimento in Palazzo Casali, da affiancare, nello stesso palazzo, allo straordinario monumento della storia della cultura archeologica settecentesca, costituito dalle collezioni del Museo dell'Accademia Etrusca e dal parco archeologico.
I segni più evidenti della Cortona arcaica sono costituiti dalle tre grandi tombe a tumulo, denominate "Meloni", lascito della potenza delle famiglie principesche, alfabetizzate, che dominavano il territorio fra la fine del VII e il VI sec. a.C.
In particolare i due tumuli contigui (Primo Melone del Sodo e Secondo Melone del Sodo, quest’ultimo, a partire dal 1989, oggetto di scavi assai importanti) posti in località Sodo, all'incrocio fra la Nazionale Umbro–Casentinese e la Provinciale Siena–Cortona, ponevano il tema della creazione di un Parco Archeologico attrezzato che li ricomprendesse, e quello, connesso, del riordino delle reti viarie comunale e provinciale e di quella idraulica superficiale, per renderle compatibili con le esigenze di fruibilità del sito archeologico.
Per tale ragione le amministrazioni interessate, Comune di Cortona, Soprintendenza Archeologica per la Toscana, Provincia di Arezzo, Autorità di Bacino dell’Arno, Provveditorato Regionale per le Opere Pubbliche, stringevano nel 1998 un Accordo di Programma per la realizzazione del Parco Archeologico del Sodo, il cui progetto avrebbe dovuto prevedere tutti gli interventi necessari per la messa in luce dei monumenti archeologici, per il loro restauro, per l'adeguamento della rete idraulica di acque alte e acque basse e della rete viaria comunale e provinciale, per la creazione delle infrastrutture di servizio necessarie per l'attività del parco archeologico.
Questo accordo di programma e la realizzazione del nuovo museo archeologico, ribattezzati Sistema integrato dell’archeologia di Cortona, venivano inseriti nell’Accordo di Programma Quadro per i Beni e le Attività Culturali – siglato il 16 dicembre 1999 dalla Regione Toscana e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nella cornice della Intesa Istituzionale di Programma fra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione Toscana.
L’inserimento assicurava al Sistema integrato dell’archeologia di Cortona un forte finanziamento a carico dello Stato: lire 1.200.000.000 per il museo e Lire 1.300.000.000 per il parco archeologico del Sodo.
Successivamente, il 3 novembre 2000, con Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali veniva individuato il Comune di Cortona quale beneficiario di un contributo di circa Lire 5.500.000.000 per la realizzazione del parco archeologico, comprendente i monumenti funerari della collina e della pianura, concesso ai sensi dell’art. 1 della Legge 21 dicembre 1999, n. 513. Il contributo riassorbiva in sé il finanziamento di Lire 1.300.000.000, previsto per il parco archeologico del Sodo, nell’Accordo di Programma Quadro per i Beni e le Attività Culturali.
Le dimensioni del parco, inizialmente circoscritto al solo territorio del Primo e del Secondo Tumulo del Sodo, si sono dunque dilatate fino ad abbracciare tutte le emergenze monumentali archeologiche presenti nel territorio comunale.
Gli indirizzi normativi, la crescente consapevolezza del potenziale ruolo attivo e propulsivo che le amministrazioni locali possono svolgere nella tutela e valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, la grande capacità progettuale e realizzatrice del Comune di Cortona, hanno indotto la Soprintendenza Archeologica per la Toscana, con un atto che in Italia ha pochi precedenti, ad affidare al Comune di Cortona tutti i compiti di progettazione e di realizzazione delle opere, riservando a se stessa i soli compiti di tutela e di controllo. Il presente progetto preliminare è stato redatto appunto per avviare le procedure progettazione e di realizzazione delle opere.
Il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona è il risultato dell’accorpamento dello storico Museo dell’Accademia Etrusca in Palazzo Casali e della nuova sezione archeologica, che sarà ospitata ai piani inferiori dello stesso palazzo.
Il Museo dell’Accademia Etrusca è costituito dalle collezioni dell’Accademia Etrusca stessa, fra cui il famoso lampadario, i bronzetti, la collezione egizia, la pinacoteca, collezioni di arte medioevale, collezioni archeologiche etrusche e romane, la Biblioteca Alta dell’Accademia Etrusca.
La nuova sezione del costituendo museo ospiterà una serie di materiali precedentemente depositati presso i magazzini della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, e i reperti venuti alla luce dagli ultimi scavi all’interno della città e del territorio. In particolare sono da ricordare i corredi funerari del Tumulo di Camucia, la Tabula Cortonensis, i ritrovamenti a seguito delle ultime campagne di scavo all’interno del centro storico di Cortona e nel suo territorio, con particolare attenzione a quelli dei santuari urbani ed extraurbani, e a quelli della villa imperiale di Ossaia.
In un unico percorso saranno pertanto riunite due sezioni, la prima (ex Museo dell’Accademia Etrusca) dedicata alla riscoperta del mondo etrusco, la seconda (nuova sezione museale civica) impostata secondo criteri cronologici, a partire dalla preistoria fino al tardo mondo romano.
Sala 0
Vetrina 0: L’ambiente prima dell’uomo
Sala 1
Vetrina 1: I giacimenti neolitici ed eneolitici
Vetrina 2: La formazione della città; La capanna di Via Vagnotti ; La struttura della città antica; Le necropoli
Sala 2
Vetrina 3: Cortona arcaica e la città dei principes; Il tumulo di Camucia; Tomba A (tomba François)
Vetrina 4: Collezione Sergardi
Sala 3
Vetrina 5: Cortona arcaica e la città dei principes; Tomba B
Sala 4
Vetrina 6/7: Cortona arcaica e la città dei principes; Il tumulo del Sodo I
Sala 5
Vetrina 8: Cortona arcaica e la città dei principes; Il tumulo del Sodo II; Oreficerie provenienti dagli scavi del Tumulo del Sodo II; Il tumulo del Sodo II (tombe D-E-G-H)
Sala 6
Vetrina 9: Il territorio
Vetrina 10: Il territorio; I contesti di Trestina e di Fabrecce
Vetrina 11: I santuari; I santuari urbani e suburbani; Il santuario di Uni Curtun e il santuario della Porta Bifora; Il santuario di Camucia; I santuari della campagna; Il santuario di Brolio ; I santuari di Montecchio Vesponi; Il santuario del Lampadario di Cortona; Il santuario di Campaccio; Il santuario di Tece Sansi e l’Arringatore; Il santuario di Pieve S. Pietro a Mensulas a Sinalunga
Sala 7
Vetrina 12: Cortona in epoca ellenistico romana; Cortona, Scavo Porta Bifora; Cortona, terme di Piazza Tommasi ; Le nuove tombe monumentali; Mezzavia; La diaspora;
I T (espositore tabula): Cortona in epoca ellenistico romana; Tabula Cortonensis
Sala 8
Supporto 1: La villa romana di Ossaia; Piattaforma con esposizione del mosaico
Cella
Supporto 2: La villa romana di Ossaia; Piattaforma con esposizione del mosaico
Sala 9
Espositore 4: Città e territorio in età romana; Il nuovo assetto politico
In sala: Il nuovo assetto politico
A parete in sala: Il nuovo assetto politico
Espositore 5: La villa romana di Ossaia
Supporto 3: La villa romana di Ossaia Piattaforma con esposizione del mosaico
Sala 10
A parete in sala: La Villa Romana di Ossaia La villa di Ossaia
Sala 11
Vetrina 13: La Villa Romana di Ossaia; Il Territorio di Cortona in età tardo repubblicana; La terracotta; La villa di Ossia; La scultura in marmo; Le iscrizioni
A parete in sala: La Villa Romana di Ossaia; Economia produttiva, merci, scambi e trasferimenti di proprietà; Le tegole e i mattoni bollati
Sala 13
Vetrina 14: La Villa Romana di Ossaia; La villa di Ossaia; Gli oggetti della vita quotidiana; Materiali dall’ambiente 16 di III secolo d.C.; Economia produttiva, merci, scambi e trasferimenti di proprietà; I reperti ceramici; La fauna; Le anfore; Le monete
Gli investimenti in opere edilizie in Palazzo Casali per la realizzazione del nuovo museo procedono regolarmente, ed entro il mese di dicembre 2002 saranno istallate tutte le vetrate strutturali, consentendo all’Amministrazione di concentrarsi sulla parte finale dell’allestimento, in vista dell’apertura prevista nel settembre 2003.
Il Parco Archeologico di Cortona comprende una serie di siti archeologici presenti all’interno dell’area urbana e all’esterno di essa: dentro la città sono visibili la cinta muraria etrusca, la Porta Bifora, alcuni tratti murari venuti alla luce sotto le fondazioni di alcuni palazzi storici, come quello presso Palazzo Cerulli-Diligenti o quello sotto palazzo Casali; la volta a botte etrusca presso porta Guelfa; all’esterno della città sono presenti una serie di monumenti funerari: il tumulo di Camucia, i tumuli I e II del Sodo, la tanella di Pitagora, la tanella Angori, la tomba di Mezzavia.
Porta Bifora
La Porta Bifora o Ghibellina è l’unica delle porte monumentali della cinta etrusca di Cortona a noi oggi giunta; è stata preceduta da un ingresso ad unico fornice, di cui lo scavo ha messo in luce le tracce.
Nella prima metà del II sec. a.C. è stata realizzata la nuova porta a due fornici, coperta ad arco, con controporta verso l’interno; il bellissimo lastricato interno della controporta mostra il carattere cerimoniale della porta, cui giungeva la grande strada diretta alla principale delle necropoli ellenistiche della città. In epoca tardo-antica la porta è stata ristretta ad un unico fornice, quello settentrionale, e come tale è sopravvissuta attraverso le varie trasformazioni.
Volta a botte presso Via Guelfa
A breve distanza delle mura, nei pressi della Porta S. Agostino, si trova un ambiente con copertura a volta e apertura al centro del soffitto, probabilmente utilizzato come cisterna o deposito. La struttura sembra inquadrabile tra il II e il I sec. a.C.
Tratto murario presso Palazzo Cerulli-Diligenti
All’interno del Palazzo Cerulli-Diligenti, in Via Mazzuoli, è stato individuato un tratto murario lungo metri 6 e alto metri 2,4. Lungo la sua superficie si apre l’accesso ad un cunicolo scavato nella roccia, coperto con volta a botte.
Tratto murario presso Palazzo Casali
All’interno delle sale sottostanti Palazzo Casali è stato individuato un tratto murario etrusco della lunghezza di oltre 15 metri, che doveva servire da contrafforte e sostegno a grandi edifici pubblici, un tempo presenti a ridosso dell’antico foro.
Tumulo di Camucia
Il tumulo di Camucia fu individuato nel 1840 da A. François. Ha una notevole circonferenza, circa 200 metri; il suo interno è costituito da una prima tomba a camera (Tomba A o François) e una seconda tomba (Tomba B) individuata nel 1964 dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana.
Melone I del Sodo
Il Melone I del Sodo è situato sulla sponda sinistra del rio Loreto. E’ un tumulo artificiale di architettura funeraria etrusca arcaica, oggetto di studio e di una campagna di scavo nel 1909. L’interno è una tomba con dromos scoperto e cinque camere, di cui una centrale in fondo e le altre ai lati di un corridoio centrale. La copertura degli ambienti è costituita da una pseudo-volta aggettante.
Melone II del Sodo
Il Melone II del Sodo si trova sulla sponda destra del rio Loreto: anch’esso è un tumulo del periodo arcaico, ed è costituito da due tombe all’interno: la Tomba 1 con copertura a pseudo-volta fu individuata negli anni 1928/29; la Tomba 2 è stata individuata nel 1991 ed ha restituito un ricchissimo corredo di oreficeria.
Nel 1990 è stata messa in luce, sul lato est affiancato al perimetro del tumulo, una monumentale piattaforma-altare, cui si accede tramite una gradinata, i cui paramenti laterali sono decorati con rilievi e gruppi scultorei.
Tanella di Pitagora
La Tanella di Pitagora è situata sul pendio che discende dalla collina di Cortona verso la Valdichiana. La prima notizia è riferibile ad una visita di Giorgio Vasari nel 1566.
E’ un piccolo tumulo di periodo ellenistico (II sec. a.C.), costituito da un basamento circolare, su cui si imposta un altro tamburo con blocchi giustapposti. L’interno ha un breve dromos e un piccolo ambiente rettangolare coperto da una volta a botte.
Tanella Angori
La Tanella Angori, non lontana dalla Tanella di Pitagora, venne alla luce nel 1951 ed è inquadrabile anch’essa nel periodo ellenistico (II sec. a.C.). E’ conservata soltanto la parte inferiore della crepidine (a tamburo cilindrico su base circolare) e qualche blocco del fascione di coronamento. L’interno, a croce greca, conserva il piano lastricato della camera.
Tomba di Mezzavia
La tomba a camera è scavata nel tufo ed è stata scoperta (in località Il Passaggio presso Mezzavia, Percano) nel 1950. E’ formata da un’unica cella con quattro loculi sulle pareti laterali ed uno su quella di fondo su cui è inciso “tutsitui”. Anch’essa è riferibile al periodo ellenistico (fine III, inizi II sec. a.C.).
Villa di Ossaia
In località Ossaia – La Tufa è stato messo in luce un esempio notevole di villa di età tardorepubblicana-imperiale per un’area complessiva di circa 1000 metri quadrati, in tre aree separate da un terrazzo intermedio. Questo complesso abitativo è stato interessato da tre diverse fasi abitative: la prima fase è databile tra il 50 a.C. e la metà del I sec. d.C.; la seconda fase costruttiva dall’80-100 d.C. al III sec. d.C.; la terza fase documenta una ripresa fra l’età della Tetrarchia e quella costantiniana fino alla metà del V sec. d.C.
I mosaici della Villa di Ossaia
Nell’Area 1 della villa è stato rinvenuto un tassellamento tardo-repubblicano e ambienti con intonaci dipinti. Sempre nella prima fase deve essere stata costruita la struttura a contrafforti che nella terza fase verrà utilizzata come cisterna. In quest’area sono documentati due bracci di mosaico geometrico policromo con emblema a scudi incrociati dell’inizio del IV sec. d.C.
L’Area 2 è stata interessata da una trasformazione radicale durante la seconda fase.
La documentazione più vistosa proviene dall’Area 2-3, con il rinvenimento di un portico, su un lato del quale si apriva un ambiente decorato con un mosaico bianco-nero a pelte della prima fase; altri due ambienti coevi hanno restituito mosaici in bianco e nero, con motivi geometrici.
Un ambiente porticato, rivenuto nell’Area 3, ha restituito un elegante mosaico a quadrelle rosse, alternate da strisce bianche con motivo “a pelle di leopardo” della seconda fase.
Di seguito si propone una sintetica descrizione del contenuto di ogni stralcio del progetto e il quadro economico risultante dal progetto definitivo del parco archeologico.
Stralcio n. 1 Primi interventi di messa in sicurezza, adeguamento e indagini per la costituzione del Parco archeologico di Cortona.
Lo stralcio n. 1 prevede la riqualificazione del sistema dei beni archeologici, parte dei quali non è oggi accessibile, attraverso lavori per il restauro e la manutenzione dei monumenti, per la sistemazione architettonica e ambientale degli accessi agli stessi, comprese le indagini archeologiche accessorie, funzionali per integrare le conoscenze acquisite nel corso degli interventi recenti e per la pianificazione di interventi successivi.
Al termine dei lavori tutti i monumenti archeologici etruschi di Cortona saranno fruibili.
La progettazione e la direzione dei lavori sono state fornite dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana.
Lo Stralcio n. 1 coinvolge le seguenti Amministrazioni: il Comune di Cortona e la Soprintendenza Archeologica per la Toscana.
I lavori previsti dallo stralcio sono stati consegnati il 24 dicembre 2001 e la data di scadenza degli stessi è fissata al 31 dicembre 2002. Questo consentirà di avere tutto il patrimonio monumentale del parco fruibile da parte dei visitatori a partire dalla prossima primavera del 2003.
Stralcio n. 2 Distacco e restauro di mosaici della Villa romana di Ossaia
I lavori si sono resi necessari per la salvaguardia dei mosaici medesimi. La consegna dei lavori non ha potuto essere effettuata entro il 31/12/2001, poiché nel corso del sopralluogo è stato verificato che lo stato dei mosaici, nel corso dell’autunno, successivamente ai sopralluoghi effettuati per redazione della perizia di restauro andata a gara, avevano subito infiltrazioni che ne avevano notevolmente peggiorato le condizioni. La ditta aggiudicataria ha acconsentito ad indagini ed esami ulteriori, a seguito delle quali si è convenuto che sarà necessaria una perizia suppletiva di circa € 10.000. I lavori sono stati consegnati il 27 luglio 2002.
Lo Stralcio n. 2 coinvolge le seguenti Amministrazioni: il Comune di Cortona e la Soprintendenza Archeologica per la Toscana.
Stralcio n. 3 Ristrutturazione e messa in sicurezza della rete delle acque superficiali nell’area del Sodo
Stralcio n. 4 Ristrutturazione e messa in sicurezza della rete infrastrutturale nell’area del Sodo
Gli Stralci n. 3 e n. 4 prevedono la messa in sicurezza dei due tumuli arcaici denominati Primo e Secondo Tumulo del Sodo, oggi separati dalla Strada Provinciale 28 (Siena – Cortona) e dal Canale Loreto, consistente nella costruzione di un nuovo tratto di Canale Loreto, della lunghezza di circa 500 metri, immediatamente a nord del Secondo Tumulo del Sodo (Stralcio n. 3) e di un nuovo tratto di Strada Provinciale, della lunghezza di circa 1000 metri, immediatamente a Sud del Primo Tumulo del Sodo (Stralcio n. 4). I due tumuli così riunificati costituiranno il cuore del parco archeologico.
Le due opere, evidentemente delicate e complesse, per ragioni progettuali – riferite alla sostenibilità degli interventi, cioè alla loro integrazione fisica, funzionale, urbanistica, ambientale con il territorio e i suoi equilibri – e per ragioni amministrative, in riferimento alle autorizzazioni necessarie, sono esplicitamente previste dall’Accordo di Programma sottoscritto nel dicembre 1998 da Commissario di Governo per la Regione Toscana, Soprintendenza Archeologica della Toscana, Autorità di Bacino per il Fiume Arno, Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Toscana, Provincia di Arezzo, Comune di Cortona (recepito dal Comune di Cortona con deliberazione del Consiglio Comunale n. 219 del 21 dicembre 1998).
Gli Stralci n.3 e n. 4 coinvolgono le seguenti Amministrazioni: il Comune di Cortona, la Provincia di Arezzo, la Soprintendenza Archeologica per la Toscana, l’Autorità di Bacino per il Fiume Arno, Ufficio Regionale per la Tutela del Territorio di Arezzo (ex Genio Civile di Arezzo).
Stralcio n. 5 Riqualificazione urbanistica dell’Area del Sodo
Lo stralcio prevede la ridefinizione degli strumenti urbanistici nell'area del Sodo, per recepire le modificazioni indotte dagli stralci n. 3 e n. 4, per introdurre incisive misure di riordino (l’area del Sodo è fortemente compromessa da insediamenti più o meno recenti), di valorizzazione, con l’indicazione delle infrastrutture di servizio (il centro di accoglienza e di orientamento del Parco, il parcheggio, etc.) necessarie per l'attività del parco archeologico e di salvaguardia.
Lo stralcio n. 5 consiste di due distinti momenti: la redazione di una Variante di Piano Regolatore per l’area del Sodo, affidata all’Ufficio Urbanistica del Comune di Cortona, e la redazione di un Piano Particolareggiato per la stessa area, da affidare a professionista esterno.
Lo Stralcio n. 5 coinvolge le seguenti Amministrazioni: il Comune di Cortona, la Provincia di Arezzo, la Regione Toscana.
Stralcio n. 6 Costituzione di un demanio del parco archeologico
Lo stralcio prevede la costituzione di un demanio del parco archeologico, attraverso atti di esproprio ed acquisizione di monumenti (che sono in parte proprietà privata) e di pertinenze di superficie adeguata (tutte da acquisire da privati), per l’esecuzione delle opere necessarie per la fruizione e per l’ubicazione delle strutture di servizio. La maggior parte degli espropri ed acquisizioni riguarda l’area del Sodo ed è funzionale alla realizzazione del nuovo tratto del Canale Loreto e della Strada provinciale 28. Gli stessi, inoltre, sono in relazione alla variante di PRG.
Lo Stralcio n. 6 coinvolge il solo Comune di Cortona.
Stralcio n. 7 Affidamenti diversi per la fruizione, comunicazione, promozione del parco archeologico
Lo Stralcio n. 7 prevede la realizzazione degli strumenti di fruizione, comunicazione, promozione, dagli strumenti di primo orientamento, quali la segnaletica e la cartellonistica, agli strumenti di comunicazione e di promozione veri e propri (marchio, prodotti editoriali di varia complessità, dal depliant alle guide). Lo stralcio comprende anche la direzione scientifica, la ricerca, la stesura di testi necessari per la realizzazione dei prodotti editoriali, nonché l’acquisizione di ricerche e studi necessari per una gestione efficiente del parco.
Gli affidamenti non hanno potuto essere effettuati entro il 31/12/2001 per un’evidente ragione di forza maggiore: per la natura delle prestazioni professionali, forniture e servizi previsti dallo Stralcio 7, si è dovuto necessariamente attendere che i lavori del parco fossero stati avviati e condotti sufficientemente avanti. A puro titolo di esempio, si osserva come solo ora, dopo gli scavi e le prospezioni appena concluse nel corso dei lavori di recupero e restauro della grande volta in opera isodoma ubicata in fondo a Via Guelfa e del muro ed arco in Palazzo Cerulli Diligenti (lavori previsti nello Stralcio n.1) sia possibile redigere testi attendibili sui suddetti monumenti. Considerazioni analoghe valgono per le campagne fotografiche da effettuare, per le quali è necessario che i lavori di restauro dei monumenti siano conclusi.
Lo Stralcio n. 7 coinvolge il solo Comune di Cortona.
[1] Materiale in larga parte poi confluito nell'Atlante dei Siti Archeologici della Toscana pubblicato dalla Regione Toscana pochi anni dopo.